Domenica 20 Maggio 2012
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Piccola storia del vino PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Ergnini   

È dall’Età del bronzo che per l’uomo questa bevanda significa soprattutto gioia di vivere, e oggi in Italia non solo è un’importante risorsa del settore agricolo ma è anche alla base di un business che spazia dal turismo alle nuove professioni, dall’editoria alle fiere di settore

La storia del vino si perde nella notte dei tempi: il vocabolo trae la propria origine dalla parola sanscrita “vena” la cui radice (ven = amare ) è la medesima della parola Venere. È quindi immediato abbinare questa bevanda alla gioia di vivere, all’inebriarsi, al facilitare il rapporto con gli altri ma anche a fare sì che l’uomo prenda contatto con le divinità o con il soprannaturale.

Infatti mentre il significato pagano del vino è quello di un balsamo che rallegra l’anima e mette in contatto l’uomo con gli dei, nella religione cristiana il vino rappresenta il sangue di Cristo ed è parte integrante del rito della Messa.

La Bibbia (Genesi) testimonia l’esistenza della vite grazie a Noè che appena sceso dall’arca pianta una vite e si ubriaca con il vino che ottiene da questo rampicante. Il vino rientra anche in numerosissimi luoghi letterari dell’antichità per celebrare momenti di socialità.

Uno su tutti Platone con il dialogo sui caratteri e l’essenza dell’eros Il simposio dove il vino diviene luogo d’incontro (simposio infatti è il bere insieme – sun potor).

Il vino o una bevanda molto simile viene prodotto sin dall’età del bronzo, e tracce della vitis vinifera si ritrovano per la prima volta nella storia del nostro pianeta quale pianta rampicante spontanea nelle foreste del Medio Oriente circa 300.000 anni fa.

La selezione delle viti, dei loro grappoli e del delizioso succo estratto dagli acini inizia però “solo” nell’8000 avanti Cristo nelle terre tra l’Asia Minore e la Transcaucasia (soprattutto nella zona dell’attuale Georgia dove ancora oggi come allora resiste la tradizione di inserire il mosto in anfore di terracotta seppellite interamente nel terreno).

Analogamente a quanto avvenuto per un altro prodotto alimentare importantissimo per l’intera umanità quale il pane, anche la scoperta del vino probabilmente si deve ad una distrazione.

Presumibilmente del succo di uva contenuto in un otre di pelle e dimenticato al sole, complice l’elevata temperatura esterna, aveva subito una magica quanto positiva trasformazione. Il gusto di questa bevanda fermentata naturalmente era buono e gli effetti decisamente allegri.

L’Italia da sempre è una delle culle del vino tanto che nell’antichità la nostra penisola veniva chiamata Enotria. Nei pressi di Sibari in Calabria venne costruito un enodotto di argilla per convogliare il vino verso il porto per un successivo imbarco. Analogamente anche Ostia divenne un imbarco importantissimo per l’esportazione del vino.

Certo il vino di questo periodo poco o nulla ha a che spartire con la bevanda che attualmente ritroviamo sulle nostre tavole e che nella seconda metà del xix secolo ha rischiato di scomparire per sempre a causa di un afide pericolosissimo sbarcato dalle navi in arrivo dal nuovo continente: la filossera, unitamente a viti locali quali l’uva fragola.

Le viti europee per oltre cinquanta anni verranno divorate da questo micidiale parassita mettendo in ginocchio molti vignaioli che spesso saranno costretti per sopravvivere ad abbandonare la viticoltura a favore di colture più redditizie.

La soluzione avviene nel 1910 ad opera di un francese che pensò a ragione di innestare le viti locali su ceppi di vite statunitense immuni dall’attacco della filossera.

Questo rimedio da una parte ha salvato la viticoltura europea, dall’altro visto il tipo di soluzione ha fatto sì che moltissime varietà locali di uva siano però scomparse per sempre dal nostro continente.

La prima comparsa della filossera in Italia apparve in Lombardia a Valmadrera nel 1879. Nonostante ciò questa regione attualmente vanta un’offerta più che eterogenea tutelata da:

• 5 DOCG (Franciacorta, Oltrepo Metodo Classico, Moscato di Scanzo, Sforzato Di Valtellina, Valtellina Superiore);

• 23 DOC;

• 15 IGT.

Tra i vari primati lombardi vi è anche quello di detenere la DOCG più piccola d’Italia ovvero quella del Moscato di Scanzo.

Chiusa questa piccola parentesi non ci resta che ricordare che ai giorni nostri il vino è diventato a tutti gli effetti qualcosa di cui discernere con gli amici e non più una semplice bevanda da mettere in tavola, ma parte integrante del pranzo o della cena stessa che si fonde con la preparazione dei piatti e che con questi ultimi deve essere abbinato.

In considerazione del fatto che la nostra importante e datata tradizione gastronomica prevede moltissime ricette realizzate con il vino è sicuramente molto più semplice anche se a volte meno stimolante creare abbinamenti tra prodotti e vini dello stesso territorio.

Per quanto riguarda la cucina una regola su tutte: il vino che si mette nel tegame si ritrova poi nel piatto; in sostanza, migliore è la qualità del vino usato per cucinare, migliore sarà la resa finale del piatto creato.

Inutile sottolineare quanto un vino di scarsa qualità, ad esempio che sappia di tappo, trasmetterà queste caratteristiche al cibo che andremo a cucinare.

Da ultimo, come non ricordare che il vino a tutti gli effetti costituisce oggi oltre che una delle risorse più importanti del settore agricolo anche e sopratutto un grosso business a tutto tondo che va dal turismo (strade del vino e dei sapori, vacanze eno-gastronomiche), ad una professione (l’enologo, il wine maker, il sommelier), alla famiglia degli investimenti (alcune case vinicole sono quotate in Borsa, altre emettono “certificati”, dall’editoria alle mostre e fiere di settore).

 

Cristina Ergnini -
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