| Origini e sviluppi di Guidonia |
|
|
|
| Scritto da Francesco Ronchi |
|
La zona, che nel 1916 aveva accolto un campo di volo militare, col fascismo divenne prima la sede dell’Istituto Sperimentale Aeronautico, e poi del Centro Studi ed Esperienze dell’Aeronautica Nel 1887 entrò in funzione la ferrovia Roma-Sulmona. Poiché le gallerie incidevano sui costi, la stazione “Montecelio – S. Angelo” sorse a 5 km dai due antichi paesi, posti sulla sommità dei colli. Montecelio, noto per le cave di travertino, nei secoli era appartenuto ad alcune grandi famiglie romane, tra cui i Crescenzi . La grande Rocca, rinnovata agli inizi del ‘500 dal cardinal Giovanni Battista Orsini, a fine ‘700 era mezza diruta; i Borghese, che l’acquistarono dai Cesi poco dopo quella di S. Angelo, vi ricavarono due cisterne per l’acqua potabile. Nell’estate del 1916, in pieno conflitto mondiale, i campi di grano intorno al Casale dei Prati, prossimi alla linea ferroviaria, vennero trasformati in un campo di volo militare; esso venne intitolato ad Alfredo Barbieri, un aviatore romano caduto pochi mesi prima durante un duello aereo sopra Lubiana. Nel Casale ebbe sede il comando, mentre per gli ufficiali istruttori della scuola di volo si trovò posto a Montecelio. Alla fine della guerra gli allievi erano circa 500, tuttavia la rapida smobilitazione rese la struttura pressoché inutilizzata sino al 1923, quando il generale Alberto Bonzani, legato a Mussolini ma anche alle aziende costruttrici (un settore ad alto tasso di malversazione) decise di collocarvi l’Istituto Sperimentale Aeronautico, dotato l’anno seguente d’una galleria aerodinamica. Il 27 aprile 1935, sette anni dopo la tragica scomparsa d’uno dei primi referenti militari dell’I.S.A, l’ ing. Alessandro Guidoni, precipitato durante la sperimentazione d’un paracadute, il Duce pose la prima pietra d’una città giardino, destinata al personale del nuovo Centro Studi ed Esperienze dell’Aeronautica. Si trattava d’un intervento sponsorizzato da Italo Balbo, divenuto il dominus dell’aviazione fascista dopo il passaggio di Bonzani ai vertici dell’Esercito; la scelta di dedicare il nuovo centro ad un anziano tecnico noto ormai quasi soltanto agli addetti ai lavori era funzionale all’annosa lotta del “tecnocrate” Balbo contro i vecchi ufficiali dell’aeronautica ancora legati ad una visione eroico-dannunziana. Altro protagonista della nascita di Guidonia, e della sua inclusione tra le cosiddette Città di Fondazione (più tipicamente “fasciste”, per l’ostentata monumentalità, rispetto alle città giardino) fu Alberto Calza Bini, presidente dell’ Istituto Case Popolari della capitale, cui venne affidato l’onere della costruzione; egli scelse quale progettista principale il figlio Giorgio, un architetto razionalista ancor fresco di studi. La costruzione fu realizzata in tempi rapidi; nell’ottobre 1937 venne costituito il comune di Guidonia, ma uno degli edifici più significativi, la chiesa di N.S. di Loreto, venne completata solo nel 1938. In quegli anni si stabilirono a Guidonia diversi scienziati e furono messe a loro disposizione strutture d’avanguardia nel campo dell’avionica e della meteorologia. Ciò implicò un notevole impegno finanziario, cui Balbo dovette far fronte limitando l’acquisto di nuovi apparecchi. Alle nuove gallerie del vento e alle imponenti installazioni del Centro Studi s’accedeva dal Largo Duca d’Aosta; data la vastità del complesso e l’abbondanza di alberi, che servivano anche a scopo mimetico, era questa la vera città giardino. Essa venne gravemente danneggiata dai bombardamenti angloamericani, ed alcuni edifici vennero poi minati dai tedeschi in fuga. Nei primi anni del Dopoguerra i ruderi rimasero una sorta di terra di nessuno, utilizzati come cava e/o discarica, mentre il quartiere di Calza Bini potè presto accrescere il numero dei residenti grazie al rapido ripristino funzionale del campo di volo, uno dei primi cui pervennero a Roma gli aiuti alimentari degli Alleati. Dagli anni ‘60 la prossimità alla Capitale ha favorito un notevole incremento dell’edilizia - anche sotto forma di quartieri-satellite sostanzialmente autosufficienti - del vasto territorio comunale di Guidonia, suddivisa in nove circoscrizioni per complessivi 75 mila abitanti. La conformazione collinosa, ma soprattutto la presenza d’infrastrutture che intersecano il territorio (non ultima la “bretella” autostradale) ha reso e rende difficile l’integrazione tra le varie frazioni; uno dei campi su cui si punta è la valorizzazione del patrimonio archeologico, testimoniato soprattutto dai resti di numerose ville d’epoca romana del Parco regionale Archeologico dell’Inviolata.
Altri articoli di questo autore |



