| Conegliano, fra religione e devozione |
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| Scritto da Francesco Ronchi |
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Alla confraternita dei Battuti, i cui membri volevano rivivere, flagellandosi, l’esperienza dei dolori del Cristo per l’espiazione dei peccati, appartiene nella citta' veneta la chiesa di Santa Maria, che accoglie il piu' grande affresco murale della regione. Conegliano, punto di passaggio verso il Friuli sulla riva sinistra del Piave, e' bagnata dal fiume Monticano, che da' il nome alla porta orientale della cinta muraria medievale. Sul lato opposto, Porta Ruio, al di la' della quale nel ‘600 venne collocato il ghetto ebraico. Le mura andavano a congiungersi sulla collina sovrastante il borgo nel grande castello voluto dal comune di Treviso a ribadire l’autonomia della Marca dai domini del Patriarcato di Aquileia.Qui sorse anche il Duomo, dedicato all’eremita franco Leonardo di Noblac (un’importante tappa francese, questa localita', sul cammino per Santiago di Compostella) il cui culto venne diffuso dai Normanni all’epoca della crociate. Al 1316 risale il convento degli Umiliati di San Polo: un segno del legame politico tra la fragile signoria trevisana dei Carraresi con i domini viscontei. Dal 1337 la Marca passo' sotto il dominio della Serenissima, che a Conegliano in un primo tempo prosegui' la costruzione d’opere difensive (una Bastida con fossati e terrapieni attorno al Borgo Vecchio) ma dal ‘400 stimolo' l’agricoltura e i commerci. Lungo la Contrada Grande (via XX Settembre) sorsero numerosi palazzi affrescati con porticati sotto i quali si svolgevano i commerci. Tra i primi, la Scuola e la Chiesa della confraternita di S. Maria dei Battuti. La facciata gotica, al di sopra degli otto archi porticati, presenta il piu' grande affresco murale del Veneto, opera del pittore fiammingo Ludovico Pozzoferrato; dietro quella parete si trova la Sala dei Battuti, anch’essa splendidamente affrescata tra ‘400 e ‘500. Alla fine di quel secolo la Riforma Cattolica avrebbe modificato notevolmente le funzioni attribuite alle confraternite, associazioni laicali promosse da alcuni ordini religiosi, che vennero legate piu' strettamente alle singole comunita' parrocchiali. Tuttavia gia' nel ‘400 gli statuti dei Battuti di Asolo prevedevano la presenza di un frate a tutte le riunioni, a garanzia del fatto che le pratiche devozionali si mantenessero nei canoni dell’ortodossia. Il movimento nacque a seguito della predicazione di Riniero Barcobini, un nobile perugino che nel 1260, su consiglio del Podesta' Orlandino Marescotti, bolognese, raccolse un gruppo di pellegrini che, dichiarandosi devoti della Vergine, andavano di citta' in citta' indossando un saio bianco, il sacco, il cui cappuccio a cono lasciava liberi solo gli occhi. Essi volevano rivivere, flagellandosi, l’esperienza dei dolori del Cristo, quale segno di preghiera e per l’espiazione dei peccati. Nella tappa di Bologna, quando i seguaci erano alcune migliaia, Riniero ed alcuni collaboratori fondarono la confraternita detta dei Battuti Bianchi, legata al terz’ordine francescano; essi acquisirono un’antica cappella (S. Vito), l’intitolarono a S. Maria “della Vita” e grazie alle offerte raccolte vi costruirono a fianco un ospedale e una casa d’accoglienza, destinata ad un notevole sviluppo nei secoli successivi. Le pratiche devozionali dei Battuti si diffusero nell’Italia Centro-Settentrionale grazie alla riproduzione dei “Libri da compagnie”, contenenti l’ordine della disciplina, cioe' le regole per la flagellazione e alcune preghiere e inni. A Conegliano l’attivita' dei Battuti e' testimoniata dal 1272; il movimento conobbe una nuova fioritura all’indomani della tragica epidemia di peste del 1348: non a caso il complesso di via XX Settembre, dal 1757 nuova sede del Duomo di Conegliano, fu iniziato nel 1350. Nel medesimo periodo a Schio era attivo l’ospedale di S. Giacomo. Le confraternite dei Battuti si diffusero allora in centri quali Spilimbergo, S. Vito al Tagliamento, Domegge (BL) e Moimacco (UD). Un anno fondamentale fu il 1399: un folto gruppo di Battuti Bianchi dal Monferrato si diressero a Genova, dove furono accolti con grande onore dal cardinale, un Fieschi; da li', mentre il grosso proseguiva alla volta dell’Umbria, un gruppo prosegui' per il Veneto, sotto la guida del domenicano Giovanni Dominici, di padre fiorentino ma di madre veneziana, una Zorzi. La diffusione dei Battuti nel Veneto Orientale fu soprattutto opera dei francescani, e legata in modo particolare a quella dei Monti di Pieta'. Lo testimoniano fra l’altro le committenze dei Rettori di quello di Treviso (anch’esso sorto presso un S. Vito) al Pozzoferrato e ad un altro pittore attivo a Conegliano, Ludovico Fiumicelli. Dai documenti d’altre confraternite sappiamo inoltre che i Battuti s’impegnavano specificamente per la conversione dei protestanti e degli Ebrei; i cui banchi di prestito erano stati autorizzati a Conegliano sin dal 1388.
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