Domenica 20 Maggio 2012
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L’università di Bologna primo nucleo del sapere europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Monguzzi   

La sua fondazione è stata fissata per convenzione al 1088 ad opera di un gruppo di studiosi guidati da Giosuè Carducci - La celebrazione dei suoi 800 anni occasione di festa per tutta la cultura mondiale

Nel Bel Paese, poche sono le città che riescono a conservare l’impronta lasciata da secoli e secoli di storia. Fra esse sicuramente si colloca in primo piano Bologna, città di antiche origini. Fu infatti prima un importante insediamento etrusco (in quell’epoca - siamo attorno al VI secolo a. C. - si chiamava Felsina) e poi una fiorente città romana (Bononia, da cui l’attuale toponimo), capace di conoscere prima uno sviluppo continuo dagli inizi fino ai cosiddetti secoli imperiali, poi un arresto in concomitanza con il declino dell’impero romano e infine un periodo di ripresa, diciamo dal V secolo d. C. in poi, che portò la città a raggiungere il suo massimo splendore nel XIII  secolo.
A testimonianza di questo sviluppo, basti ricordare due fatti importanti: la fama della sua università, che come approfondiremo in seguito fu la prima d’Europa risalendone la fondazione all’anno 1088, e l’importanza di quelle riforme sociali che nel 1256 fecero di Bologna la prima città europea ad abolire la servitù della gleba.
Nei secoli successivi la città, come del resto tutti i centri più importanti del Nord Italia, conobbe i danni provocati dalle guerre e dalle lotte di fazione che le fecero perdere l’antica sovranità (nel Medioevo fu un importante libero comune), soggiogata di volta in volta dai Visconti di Milano, dal Papato e persino dalle più importanti famiglie locali in lotta tra loro per la supremazia, in un susseguirsi di alti e bassi storici che terminarono prima con Napoleone e con la nomina a capitale della Repubblica Cispadana e poi con il Risorgimento.
Tanti secoli di storia hanno plasmato profondamente la città (che del resto già nell XI secolo  figurava fra i più importanti centri produttivi d’Europa nel settore tessile), come dimostrano i tanti tesori che essa racchiude  - le torri medievali, i palazzi d’epoca, le chiese, lo stesso centro storico -, tesori stretti nella rete formata dai suoi 35 chilometri di portici e frutto di una storia architettonica ed artistica senza dubbio condizionata dagli influssi  provenienti da quel centro pulsante di vita che è sempre stata la sua università.
La fondazione di Studium, e cioè di quella che oggi è universalmente riconosciuta come la prima università del mondo occidentale - ci segnalano i vari siti presenti su Internet -, è stata fatta risalire convenzionalmente (ad opera di un gruppo di studiosi guidati da Giosuè Carducci) all’anno 1088 e al periodo in cui cominciarono ad affluire in città quei maestri di grammatica, di retorica, di logica attorno a cui sorse una scuola di diritto i cui primi studiosi di cui si ha documentazione furono Pepone e Irnerio (quest’ultimo definito a posteriori “lucerna juris”).
Bastarono pochi decenni perché quell’originario centro di studi diventasse un’istituzione riconosciuta, ad opera dell’imperatore Federico Barbarossa che, nel 1158, promulgò un editto, la Costitutio Habita, con la quale ordinava che ogni scuola dovesse costituirsi come una “societas di socii” (allievi) presieduta da un maestro (dominus) compensato con le quote versate dagli studenti.  Questo un passaggio fondamentale per la storia dell’università europea, in quanto  per legge diventa il luogo in cui la ricerca e l’insegnamento si sviluppano liberamente, indipendentemente da ogni altro potere.
Da quegli anni in poi l’università di Bologna non cessa di ingrandirsi, lentamente ma continuamente:  alle scuole dei giuristi si affiancano a partire dal XIV secolo quelle dei cosiddetti “artisti”, e cioè gli studiosi di medicina, filosofia, aritmetica, astronomia. Dal 1364, viene istituito anche l’insegnamento di teologia, a cui nel corso del XV secolo si aggiungono quelli del greco e dell’ ebraico, cui seguiranno  nel XVI secolo quelli di “magia naturale”, cioè la scienza sperimentale, che si completeranno nel XVIII secolo, all’epoca della rivoluzione industriale, quando l’università felsinea darà il suo contributo allo sviluppo delle discipline scientifiche.
Non per caso, dunque, attraverso i secoli questa università costituì la fonte cui si abbeverarono e la luce che attrasse tanti di coloro che in Italia come in Europa svilupparono e arricchirono le varie discipline. Qui studiarono ad esempio gli italiani Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Guido Guinizelli, ma anche il poeta e giurista Cino da Pistoia, e Cecco d’Ascoli, medico, filosofo, astronomo e astrologo (all’epoca, le due discipline combaciavano e si sovrapponevano), e poi san Carlo Borromeo, Torquato Tasso e Carlo Goldoni, mentre dall’Europa giungevano, fra i tanti, Thomas Becket (colui che sarebbe diventato arcivescovo di Canterbury nel 1162), Paracelso (alchimista, astrologo e medico svizzero), Albrecht Dürer (pittore ma anche matematico tedesco). Spiccano fra gli studenti che hanno frequentato l’università bolognese anche l’umanista e filosofo Pico della Mirandola, l’architetto, matematico ma anche musicista e archeologo Leon Battista Alberti, e Nicolò Copernico, che vi studiò diritto pontificio e che qui iniziò ad applicarsi all’astronomia.
Tanti, tantissimi altri tra coloro che studiarono o insegnarono a Bologna dovrebbero essere ricordati e citati.
A partire dal filosofo Pietro Pomponazzi, che andò contro le credenze teologiche filosofiche della sua epoca  sostenendo l’importanza dello studio delle leggi naturali: il suo “Tractatus de immortalitate animae”, del 1516, in cui sostiene che l’immortalità dell’anima non può essere dimostrata razionalmente, fece tanto scandalo da essere bruciato a Venezia sulla pubblica piazza. Per transitare da Gaspare Tagliacozzi,  che nel XVI secolo compie i primi studi di chirurgia plastica, e da Marcello Malpighi, che  nel secolo successivo utilizza il microscopio per le sue ricerche anatomiche.
Per arrivare, e siamo nel XVIII secolo, ad un drappello di scienziati di cui fanno parte Luigi Galvani, Alessandro Volta, Benjamin Franklin, Henry Cavendish, il matematico e fisico inglese che studiò le basi  dell’elettrostatica e della futura elettrotecnica. Poi… limitiamoci a ricordare che in occasione dei suoi 800 anni di vita, nel 1888, tutto il sapere onorò la prima università occidentale: per l’occasione vennero pubblicati libri, pronunciati discorsi e inviati messaggi augurali, tanto che l’anniversario di Bologna diventò una festa mondiale di tutta la cultura.



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