Domenica 20 Maggio 2012
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L’elmo e la spada del tremendo Lautrec PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Monguzzi   

Il santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio custodisce i ricordi del miracolo che nel 1522 impedì il saccheggio dell’abitato da parte delle truppe francesi

Se una gita domenicale piuttosto che un impegno di lavoro dovessero darvi l’occasione di transitare da Treviglio, non abbiate esitazione a dedicare un po’ del vostro tempo alla visita - tra le tante cose interessanti che offre la città - del santuario della Madonna delle Lacri-me, che risale al 1619 e il cui ampliamento è datato 1890. Motivo della visita, un’immagine miracolosa, quella della Madonna delle Lacrime, cui si deve la salvezza di Treviglio dal saccheggio deciso da Odet de Foix-Lautrec, luogotenente del re di Francia, nel 1522.

Per raccontare questa storia, occorre però inquadrarla nel contesto di quei tempi. Tempi che vedevano l’Italia luogo di scontro e di lotta fra le opposte fazioni rappresentate dalla Francia prima di Luigi XII e poi di Francesco I, e la Spagna di Carlo V. Un decennio o poco più prima, Papa Giulio II al grido di “fuori i barbari” aveva dato vita ad una lega santa, che oltre al Papato comprendeva la Spagna e Venezia, col compito di scacciare i francesi dal Bel Paese.

Lo scontro fra Francia e Spagna, fra diverse vicende, doveva durare alcuni decenni, per terminare con la supremazia spagnola sullo Stato di Milano e la Lombardia. Ciò ricordato, torniamo all’inizio di quegli anni Venti, quando Milano era sotto il controllo dei francesi guidati da un governatore, il Duca di Borbone, che aveva concesso alla città un periodo di relativa tranquillità sociale. Quanto di buono fatto dal Duca in tema di opere di pubblica utilità doveva venire però cancellato dal suo successore, Odet de Foix-Lautrec, un uomo tremendo per come “esigeva taglie enormi, confiscava beni e suppliziava cittadini onorati”, ci dice la Storia di Milano del Visconti, in altre parole per come vessò la città, che però avrebbe dovuto cedere a Francesco Sforza e alle forze della nuova santa alleanza guidata da Papa Leone X, nel frattempo succeduto a Giulio II.

Questo il contesto in cui, nel febbraio del 1522, Odet de Foix-Lautrec decideva di conquistare e saccheggiare Treviglio, colpevole di essersi schierata dalla parte del nemico. I suoi abitanti, consci della propria impotenza di fronte ai francesi, non poterono che radunarsi nella chiesetta del convento delle Agostiniane per pregare davanti ad un affresco della Madonna. L’immagine, d’improvviso, si mise miracolosamente a lacrimare, e la notizia si diffuse così tanto e così rapidamente da raggiungere persino il comandante francese. Il Lautrec, certamente tremendo, esoso, ma comunque fervente cattolico, si precipitò nel convento, vide le lacrime che cadevano dal volto della Vergine e capì che quei luoghi erano sotto la sua protezione. Deposti l’elmo e la spada (che sono tuttora conservati sotto l’immagine sacra), fermò le sue truppe e partì risparmiando la città.

Una sessantina d’anni dopo, e più esattamente nel 1583, il cardinale Carlo Borromeo, durante una visita a Treviglio, decise di avviare la pratica per il riconoscimento del miracolo. Se miracolose furono quelle lacrime, a loro dunque doveva essere dedicato un santuario, la cui costruzione venne decisa nel 1591. La prima pietra venne posta tre anni dopo e i lavori di costruzione richiesero venticinque anni: il 27 maggio 1619 l’architetto di fiducia di San Carlo, Fabio Mangone, di origine caravaggina, tagliava il muro del convento delle Agostiniane su cui era dipinta l’immagine della Madonna, immagine che il 15 giugno successivo veniva traslata nel santuario.

Questa è la storia della Madonna delle Lacrime e del santuario in cui è conservata a Treviglio, importante ma non unica opera da ammirare in questo luogo di culto: il tempio conserva infatti al-cune tele del Seicento e del Settecento, firmate, tra gli altri, dai fratelli Galliari (Bernardino, Fabrizio e Giovanni), dai Montalto, da Bernardino Butinone. Risalgono alle ristrutturazioni di fine 800 l’abside il transetto e la grande cupola. Del pari interessanti sono gli affreschi della volta, eseguiti nel XVIII secolo dai fratelli Molinari di Genova, e le decorazioni delle pareti laterali. Alla Madonna delle Lacrime sono dedicate le celebrazioni in calendario per l’ultimo giorno di febbraio, celebrazioni che comprendono una santa messa solenne tenuta dal cardinale di Milano.

Una rapida visita della città non può trascurare alcuni altri luoghi storici, quali la basilica di San Martino. Edificata nell’anno 1008 nei luoghi dove sorgeva una chiesa di epoca preromanica, venne rimodernata più volte attraverso i secoli. L’ampliamento più rilevante risale al 1482, periodo in cui venne ristrutturata secondo le linee dello stile gotico lombardo. L’attuale facciata, anch’essa in stile gotico lombardo, è del 1740. Edificata su tre navate, con cinque cappelle laterali, la chiesa conserva affreschi e tele di considerevole importanza, e quel Polittico di San Martino, risalente al 1485 e opera di Bernardo Zenale e Bernardino Butinone, che è ritenuto uno dei maggiori capolavori del Quattrocento lombardo.

Sulla piazza della chiesa si erge poi il campanile di Treviglio, anch’esso risalente all’anno 1008, che con i suoi oltre 60 metri di altezza è punto di riferimento e simbolo dell’intera città. Una visita a parte meriterebbe il Centro Civico Culturale cittadino, in origine monastero prima delle monache Benedettine e poi delle Clarisse, che oggi ospita la Biblioteca Civica, l’Archivio Storico e il piccolo ma ricco museo “E. e T. Della Torre”, frutto di alcune donazioni di illustri cittadini, che raccoglie opere del XV e XVI secolo, dipinti ottocenteschi, sculture e stampe, reperti storico-archeologici del territorio.



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