| Le due sponde del Reno a Casalecchio |
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| Scritto da Francesco Ronchi |
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Le attività produttive, gli edifici sacri, i castelli, le caserme e le ville di un territorio che da sempre gravita attorno alle acque del fiume che lo attraversa Il Reno è il principale corso d’acqua dell’Appennino Bolognese; dopo un’ottantina di km dalle sorgenti, nel territorio di Casalecchio, il suo corso si faceva più sostenuto per la presenza d’un importante salto, sfruttato nel Medioevo quale forza motrice. Questa zona ha subito notevoli trasformazioni, dovute prima alla costruzione sulla sponda sinistra del grande stabilimento ottocentesco del Linificio e Canapificio Nazionale, poi alle distruzioni dei bombardamenti americani del 1944; tuttavia ancor oggi rimane nei toponimi il ricordo della Filanda e del Mulino della Canonica. Fu grazie ai proventi dei mulini che un ordine religioso locale, i Canonici di S. Maria di Reno, nel 1149 acquisirono l’antica chiesa bolognese di S. Salvatore. Pochi decenni più tardi venne derivato dal lato destro della Chiusa del Reno un canale di circa 6 km che faceva muovere quattro mulini e portava le acque del fiume in città, dove venivano utilizzate per irrigare gli orti. Nel 1208 il Comune di Bologna acquisì dal consorzio degli utenti, i ramisani, la gestione diretta del canale e della Chiusa che lo alimentava. In quel periodo era ancora aperta la disputa sul possesso dell’eremo sul Monte della Guardia, che conservava l’immagine della Madonna dipinta, secondo una leggenda, da S. Luca. I Canonici Renani sostenevano che era stata la stessa fondatrice, Angelica Bonfantini, ad affidare loro la celebrazione delle messe, ma lei lo negava, e nel 1211 Innocenzo III le diede ragione. Furono quindi i bolognesi a realizzare, nel 1481, un santuario meta di pellegrinaggi da tutta la regione. Nel corso del ‘200 era andato definendosi anche l’assetto del colle che domina la collina sulla riva sinistra del Reno. Agli inizi del XII secolo il piccolo castello di Tizzano era passato dai Canossa ai Cattanei di Monteveglio. Quando nel 1257 il Comune di Bologna aveva reso legale l’emancipazione dei “servi della gleba”, molti contadini della zona s’erano decisi a cambiar mestiere e ad inurbarsi. Le colline di Casalecchio, dove i raccolti erano meno abbondanti rispetto alla vicina pianura, persero di valore. I Cattanei vendettero le loro proprietà a Bonincontro Guastavillani, esponente d’una famiglia che seppe invece profittare delle nuove prospettive aperte dalla riduzione dei coltivi all’allevamento del bestiame e alla produzione di prodotti adatti alla collina, come il miele e la cera per le candele.
Nuovi edifici sacri I discendenti di Bonincontro, grazie anche ad un’accorta politica matrimoniale, riuscirono nella seconda metà del ‘500 ad acquisire il seggio dei nobili Garisendi nel Senato di Bologna, l’organismo politico che insieme al Legato Pontificio amministrava la città. La parentela con l’energico Gregorio XIII (che regnò dal 1572 al 1585) aveva accresciuto il prestigio dei Guastavillani, ma non le ricchezze: il papa era avverso al nepotismo. Agli inizi del ‘600 gli antichi rapporti tra questa famiglia e i Camaldolesi Eremitani Coronesi portarono alla cessione di Tizzano, ad un prezzo di favore; dal 1655 iniziò la trasformazione dei ruderi del castello in un grande Eremo, destinato ad ospitare, tra l’altro, alcune reliquie della “Vera Croce”. Il sito era (ed è tuttora) paesisticamente molto interessante; i lavori però furono rallentati, oltre che dalla scarsità di fondi, dal problema dell’approvvigionamento idrico. Esso fu parzialmente risolto nel 1681 con la costruzione della cisterna per l’acqua piovana. La bella chiesa, oggi parrocchia, fu inaugurata nel 1741. Il problema dell’acqua s’era presentato, nella medesima epoca, anche sul Colle della Guardia. Che fu interessato, tra il XVII e il XVIII secolo, dapprima alla costruzione d’un lungo porticato di collegamento tra le 15 cappelle del Rosario, e poi alla ricostruzione completa del santuario. La cupola venne eretta nel luglio 1742, grazie al rinnovato impegno di Benedetto XIV (il famoso Cardinal Lambertini); ma a causa di guerre e carestie per completare l’opera ci vollero altri trent’anni. Oltre ai mattoni, asini e muli dovevano portare sulla sommità del Colle i barili d’acqua attinti alla fonte più prossima, quella del Meloncello.
Dalle caserme alle ville Nei primi due decenni seguiti al passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia, il Colle della Guardia tornò ad assumere una funzione militare; furono realizzati in pochi anni diversi forti, tra cui il S. Luca (cui nel 1881 fu affiancato un Osservatorio meteorologico), il Mandorli e il Costantini. I loro presidii servivano ad evitare intrusioni nella Polveriera, la cui presenza aveva determinato anche una notevole estensione delle zone soggette a servitù militare. Esse s’estendevano sino alla frazione Croce di Casalecchio ed interessavano molti terreni dei marchesi Talon, i principali proprietari locali nel XIX secolo, sulla riva destra ma anche sulla sinistra del Reno, presso la Chiusa. Questa famiglia d’origine francese, arricchitasi nelle colonie americane nel ‘700, s’era imparentata con una tra le maggiori di Bologna, i Sampieri. Verso il 1670 il senatore Francesco Sampieri aveva sollecitato un contributo da parte dell’amministrazione civica per la realizzazione dei portici sino a San Luca: un uomo devoto, ma consapevole del fatto che l’opera avrebbe dato più valore ai suoi terreni. La presenza delle caserme non contrastava lo sviluppo delle attività produttive, concentrate lungo il corso del Reno, né dei commerci, fioriti in paese dopo l’apertura della ferroviaria trans-appenninica per Pistoia (1864). Le servitù militari però limitavano la vocazione turistica di Casalecchio. Nel 1888 si svolse l’Esposizione Emiliana, e ad essa finalmente fece seguito, nel 1890, la “liberazione” del territorio. In pochi anni fu costruita una tramvia con capolinea Bologna, a Porta Saragozza: durante la settimana la usavano i pendolari, alla domenica le famiglie di cittadini in gita in campagna. Le trattorie si trasformarono in ristoranti, gli alberghi (in particolare il Pedretti e il Reno) ampliarono il loro giro d’affari. Tra i più assidui “turisti” bolognesi il commediografo Alfredo Testoni (1856-1931), il quale nel 1906 acquistò la villa La Lubbia. Vanno ricordati anche l’agronomo Francesco Todaro (1864-1950), senatore negli anni ‘30, che abitava un villino nello stile eclettico allora di moda, e il più volte ministro Luigi Federzoni (1878-1967), proprietario della Ca Bianca, il cui vasto parco, in frazione Croce, confinava con quello a mezza collina della ben più antica villa Talon. La villeggiatura dei senatori a Casalecchio indusse il governo fascista non solo a costruire una Casa del Fascio insolitamente grande (oggi Teatro comunale) ma anche a spendere una bella somma per la sistemazione paesistica del versante nord del Colle di Guardia. Fu portata sino a San Luca l’acqua dall’acquedotto di Borgo Panigale e furono piantate migliaia di conifere. Nel maggio 1931 fu inaugurata, alla presenza dei gerarchi Ciano e Arpinati, una funivia che partiva dalla Via Porrettana (ancor oggi il principale asse viario di Casalecchio) e dopo aver superato un dislivello di 210 metri in 1,33 Km raggiungeva la cima del Colle, presso un ristorante a cento metri dal Santuario. Essa rimase attiva sino agli anni ‘60, quando Casalecchio viveva in piena fase di ricostruzione. Tra il 1944 ed il 45 la popolazione s’era ridotta a soli 2.500 abitanti circa: in migliaia s’erano allontanati da quella che fu definita “La Cassino del Nord”. In centro si contavano 945 edifici; di questi, nel corso delle 41 incursioni dei bombardieri angloamericani, 110 erano stati distrutti e 805 seriamente danneggiati.
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