| Imperia tra Genova e i Savoia |
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| Scritto da Francesco Ronchi |
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Un Palio ricorda oggi la rivalità esistente un tempo fra Oneglia e Porto Maurizio, le due cittadine che solo nel 1923 si sono fuse in un unico comune Nella rada di Imperia, capoluogo del Ponente Ligure, s’è svolto a Ferragosto il Palio del Mare. I duelli, a eliminazione diretta, si svolgono su due gozzi a remi, sulla cui poppa prende posto, armato di lancia e scudo, il campione d’uno degli otto rioni cittadini. La singolar tenzone è stata introdotta da un corteo in costume, accompagnato da sbandieratori giunti dalla vicina Ventimiglia. Il Palio, giunto alla seconda edizione dopo un’interruzione di oltre mezzo secolo, trae motivazione dall’antica e mai sopita rivalità tra Oneglia e Porto Maurizio, le due cittadine poste, rispettivamente, a est e ad ovest della foce del fiume Impero, che dal 1923 ha dato nome alla città. Porto Maurizio, sorta in un punto dominante della costa, alla fine del 1200 s’era legata alla Repubblica marinara di Genova, che la considerava il capoluogo amministrativo e giudiziario dei propri domini nel Ponente. La cittadina anticamente trafficava legname, fichi e il sale indispensabile per la conservazione delle acciughe destinate alle valli dell’entroterra; significativa anche la produzione di cuoio, vino e d’olio. Oneglia, sviluppatasi nella piana dell’Impero, aveva esteso alle colline dell’entroterra la tecnica del terrazzamento; commerciava vino ed olio, ma anche mandorle, canapa e lino. Ai primi del ‘400 i nobili Doria, che dal 1298 avevano acquistato dai vescovi di Albenga questo territorio, diedero un ulteriore impulso alla macinazione del grano, tanto che la produzione locale dovette presto essere integrata dal frumento importato dalla Toscana. La costa era inadatta all’approdo delle navi, perciò i mercanti/armatori dovevano lasciarle in rada e far ricorso ai piccoli gozzi dei pescatori. Tale circostanza favoriva la circolazione monetaria e la nascita d’iniziative imprenditoriali “dal basso”: i pescatori nei periodi favorevoli tendevano ad investire nell’agricoltura e nei commerci; se subentrava una crisi economica, però, diventava quasi obbligato il ricorso all’emigrazione. Nella seconda metà del ‘500 il duca Emanuele Filiberto, grazie alle vittorie ottenute al comando delle truppe spagnole nelle Fiandre, riuscì a farsi restituire dai francesi le piazzeforti piemontesi, e fece di Torino la propria capitale. I Savoia possedevano dal 1388 il porto di Nizza, ma era importante disporre d’un approdo al di qua delle Alpi; nel 1575 i Doria cedettero al duca, per 1.200 zecchini d’oro, tutti i diritti e le signorie su Oneglia e le valli di Maro, Pietralata, Pornassio e Carpasio. Gli Onegliesi furono ben contenti di legarsi ad una potenza emergente; Genova fece ricorso, tuttavia i forti legami economici con la Spagna l’indussero ad accettare, nel 1585, l’acquisizione savoiarda. A stendere l’atto fu il notaio Pompeo Belgrano Peri, esponente d’una famiglia ch’ebbe per secoli un ruolo rilevante ad Oneglia, analogamente ad altre dinastie locali, come i Berio e gli Amoretti. I Belgrano Peri erano per tradizione giuristi, tuttavia la fedeltà ai Savoia indusse i discendenti di Pompeo ad assumere anche incarichi militari; Saverio, capo del Genio Militare realizzò nel 1761-69 a Cagliari numerosi edifici pubblici e religiosi. Le divisioni tra Porto Maurizio e Oneglia erano ormai giustificate anche a livello politico, tuttavia nel corso del ‘600 non mancarono i tentativi d’integrazione tra due centri dagli interessi economici fatalmente convergenti. Giovanni Domenico Belgrano, laureato in medicina a Pisa, aveva sposato la figlia del nobile portese Tommaso d’Acquarone, e quando la crisi dinastica dei Savoia portò alla nascita del Principato di Oneglia si fece suddito genovese. Il figlio Paolo sposò nel 1691 la sorella del banchiere portese Pantaleone Ricci, e solo nel ‘700 i suoi discendenti riportarono gl’interessi familiari a Oneglia, a seguito di matrimoni con i Berio (armatori), i Musso (notai), e i Delbecchi, proprietari terrieri. Il 27 giugno 1798 circa settemila armati “genovesi” partiti da Porto Maurizio e da Diano attaccarono Oneglia; ma il coraggioso governatore sabaudo, Giorgio De Geneys, riuscì con soli 800 uomini, in gran parte volontari, a riportare una clamorosa vittoria. Pochi mesi dopo Napoleone avrebbe chiuso la partita, sconfiggendo a Marengo gli austro-piemontesi, tuttavia quell’episodio segnò profondamente i rapporti tra le due sponde dell’Impero e anche la fine delle ambizioni politiche dell’ambizioso orafo Giovanni G. Belgrano, capo del partito filo-francese ad Oneglia. Altri articoli di questo autore |



