Domenica 20 Maggio 2012
Il porto dei Papi PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Ronchi   

Ruota attorno alla città di Civitavecchia la storia di Alessandro Cialdi che, diventato tenente colonnello della Marina Pontificia, subì anni d’esilio per aver sostenuto la Repubblica Romana

 

Alla fine del ‘700 il porto di Civitavecchia, sviluppatosi nei secoli precedenti soprattutto in funzione del trasporto del prezioso allume delle miniere della Tolfa, fu favorito dal Papa Innocenzo XII (1691-1700), fautore dell’incremento dei commerci nello Stato Pontificio. Una delle iniziative più importanti fu la concessione dello status di porto franco, sino ad allora riservato ad Ancona, lo scalo pontificio dell’Adriatico. Tale ipotesi tuttavia venne vivamente sconsigliata dal Granduca di Toscana, il cui porto franco di Livorno era il maggiore del Tirreno centrale. Lo scalo di Civitavecchia non fu quindi rilanciato quanto avrebbe sperato, anche perché il Papa decise d’impegnare somme consistenti per lo scalo di Anzio, più prossimo alla capitale. Alla quale faceva capo l’intenso traffico commerciale del Tevere.

Il dominio napoleonico d’inizio Ottocento fu seguito da vari anni di ristagno dell’economia locale. Le ridotte attività dell’Arsenale (realizzato su disegni del Bernini) e delle telerie veliche accentuarono la dipendenza dall’agricoltura, controllata da un ristretto numero di notabili per i quali la salatura delle alici e l’invio a Roma delle feluche cariche di grano erano economicamente più importanti delle rotte mediterranee.

La situazione migliorò negli ultimi anni del regno di Leone XII (1823-1829), che rinnovò la concessione del porto franco a Civitavecchia ed Ancona, nonostante ciò implicasse una riduzione degli introiti doganali.

All’epoca di Gregorio XVI (1831-1846) Alessandro Cialdi (1807-1882), un giovane lupo di mare che tra il 1828 e il 1831 era stato per due volte in Brasile a bordo di navi genovesi, grazie all’appoggio del colonnello Ottavio Falzacappa, ispettore della Marina pontificia, riuscì ad organizzare un viaggio a Rio de Janeiro con la San Carlo. Costruita nell’Arsenale nel 1826, questa piccola nave apparteneva a Carlo Nepoti, legato al banchiere Agostino Feoli e ad un gruppo di commercianti romani.

La San Carlo raggiunse il Brasile nel dicembre 1833, dopo un viaggio difficile, nel quale perse un albero per una tempesta. Cialdi decise di venderla, e d’acquistare in sua vece una nave tedesca più grande, che ribattezzò Roma. Parte del carico della S. Carlo rimase invenduta; in mancanza di carichi brasiliani diretti in Italia Cialdi si risolse ad accettare, nel 1834, un carico per Lisbona. Tornato a Civitavecchia, fu citato dai suoi finanziatori. Vinse la causa, ma la vicenda convinse gli altri operatori locali che i rischi della navigazione oceanica erano troppo superiori ai vantaggi.

Cialdi ritentò nel 1837 la via del Brasile: col grado di “capitano onorario” (cioè senza stipendio) vi condusse alcuni detenuti politici, ed in tale occasione cercò di vendere in Sudamerica un carico di palle di cannone scartate perché fuori calibro. Intanto a Civitavecchia furono intrapresi i lavori di fondazione nel molo di ponente e abbattute parti dei bastioni verso il Borgo; con la terra di riporto si realizzò il lungomare (oggi intitolato a Garibaldi). Grazie a tali opere una società francese scelse Civitavecchia quale

scalo per la nuova linea di piroscafi per Alessandria, e vi ampliò i magazzini di carbone.

Tale circostanza favorì, nel 1840/41, la spedizione di Cialdi lungo il Nilo, per un migliaio di Km, sino alle cave degli alabastri donati da Mehemet Ali al Papa per la basilica di S. Paolo. Quell’impresa gli valse nel gennaio 1842 la promozione a tenente colonnello, comandante della Marineria di Finanza. Il suo primo atto fu l’acquisto in Inghilterra di tre rimorchiatori fluviali a ruota, azionati a vapore, fatti giungere a Roma utilizzando i canali francesi, così da evitare i rischi dell’Atlantico. Grazie ad essi il trasporto da Fiumicino a Ripa Grande s’effettuava in una giornata, senza più bufali da traino e senza soste notturne, occasione di contrabbando.

In poco tempo ci fu un incremento notevole delle entrate erariali, e Cialdi riuscì a far acquistare altri navigli ed una draga a vapore (impiegata nel 1843 ad Anzio). Negli anni seguenti egli collaborò anche con Benedetto Blasi, segretario della locale Camera di Commercio, nel sollecitare la costruzione di linee ferroviarie da Civitavecchia verso Ancona e verso Roma, cui erano parsi favorevoli il nuovo pontefice Pio IX (1846-1878) e il suo ministro Pellegrino Rossi.

La rivoluzione del 1848-49 sconvolse tutti i programmi, e procurò alla città una dolorosa pagina di storia, con l’occupazione francese. Cialdi collaborò con la Repubblica Romana, dopo essersi battuto eroicamente in estate con il vapore Roma nelle acque di Ancona contro le navi austriache, e ciò gli valse, al momento della restaurazione, alcuni anni d’esilio, prima di tornare alla guida della Marina Pontificia.

 

La filiale del Banco Desio Lazio di Civitavecchia

è in Viale della Vittoria, 5

 



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