| Da re Pipino al Regno d’Italia |
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| Scritto da Alessandra Monguzzi |
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Decisamente ricca la storia di Bussolengo, paese dalle origini antiche ma dalla metà del 1900 proiettato senza preoccupazioni verso il futuro La ricchezza d’acque e il clima dei territori attorno alla sponda orientale del lago di Garda hanno favorito lo stanziamento di diverse popolazioni fin dall’età del bronzo, circa 1500 anni prima di Cristo. Di questi insediamenti primitivi se ne sono rilevate tracce nella zona di Bussolengo, parte di un più ampio territorio che sarebbe stato interessato prima dagli stanziamenti dei Reti, dei Veneti e dei Celti, e poi - ormai in epoca storica - dei Romani, dei quali sempre la zona di Bussolengo mantiene qualche testimonianza, come quelle che sono conservate all’interno della chiesa di San Salvor, un’enorme pietra trasformata in battistero e un cippo con un’iscrizione in latino. Di certo interessata da tutti gli accadimenti che si successero a partire dal periodo romano su su nel tempo fino al Medio Evo, della zona di Bussolengo si hanno le prime notizie nell’anno 807, quando re Pipino, il figlio di Carlo Magno, dona all’abate del monastero di san Zeno di Verona un terreno in San Vito al Mantico. Il territorio non ha ancora il nome di Bussolengo, ma di Gussilingus, da cui dovrebbe derivare, e di cui si ha traccia in un documento dell’epoca. Da quel periodo in poi, non si riscontrano eventi importanti per il territorio fino al XII secolo, quando sembra essere entrato a far parte dei possedimenti di una signoria locale, quella degli Olderico, dedita allo sfruttamento dei terreni ma anche al mestiere delle armi visto che il suo esponente più famoso è Garzapane, un soldato e un uomo di un certo peso visto che faceva parte della cerchia degli amici dell’imperatore Federico Barbarossa. Proprio sotto gli Olderico - riporta il sito internet del municipio di Bussolengo - la zona si sarebbe organizzata sotto la forma di un primitivo comune, il cui primo podestà fu Garzeto figlio di Olderico di Garzapane. Certo, sotto il dominio delle grandi famiglie che si susseguirono nel controllo di quel territorio, gli Scaligeri, i Visconti, i Carraresi, le prerogative del comune non poterono superare certi limiti, e ciò fino agli inizi del XV secolo. Poi, fra il 1404 e il 1405, tutta la zona passa sotto il dominio di Venezia la quale, per tenere sotto controllo le vie di comunicazione e i guadi dell’Adige, fece edificare nel territorio di Bussolengo un accampamento fortificato, nei luoghi dove ora sorge il convento di San Francesco. L’impronta veneziana da quel momento in poi si fa decisamente sentire: viene avviata la riforma del sistema amministrativo locale e viene stilato l’elenco (il “Catastico”) delle proprietà terriere. Inoltre, visto che la zona è una delle più floride di tutto il Veronese, diventa sede di un mercato settimanale (dal 1409) ed è luogo di passaggio delle merci provenienti da nord. Bussolengo dunque segue le sorti della Serenissima attraverso i secoli successivi fino alla fine del 1700 quando il vento napoleonico impose nuove situazioni in Italia come in Europa. Con il trattato di Campoformio (ottobre 1797), Napoleone strappa all’Austria il Belgio e Milano in cambio di Venezia. Una manciata d’anni e Napoleone è ancora in Italia, sbaraglia gli austriaci a Marengo, e impone la pace di Luneville, che prevede per il Veneto la sottomissione alla Repubblica cisalpina e quindi alla Francia. Scomparso Napoleone, il congresso di Vienna ristabilisce e ridisegna le linee politiche in Europa, cosa che per l’Italia settentrionale significa il passaggio definitivo sotto l’influenza e il dominio austriaco. Vi si riscatterà solo con le guerre d’indipendenza, da cui scaturirà quel Regno d’Italia cui nel 1866 tutto il Veneto aderirà dopo un referendum. Per quanto riguarda l’economia di Bussolengo, occorre ricordare che le attività principali cui è dedita la popolazione sono ancora quelle legate all’agricoltura, specialmente da quando, verso la metà del secolo scorso, la costruzione del canale Biffis ha reso possibile la coltivazione intensiva del pesco, grazie alle migliori possibilità d’irrigazione. Dal versante dell’industria, con l’inizio del 1900 anche questa zona ha beneficiato di un certo sviluppo, ma sarà l’artigianato, ed in particolar modo quello legato al settore delle calzature, a far decollare il paese negli anni Cinquanta e a farlo guardare al futuro senza troppe preoccupazioni. Nel 2000, ricorda sempre il sito del Comune, erano presenti sul territorio 1131 imprese presso le quali trovano lavoro 5808 addetti e particolare rilevanza stavano assumendo il commercio e i servizi. Altri articoli di questo autore |



