| Brembate, terra di confine |
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| Scritto da Alessandra Monguzzi |
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Di questo comune in passato non veniva considerato importante il solo territorio, conteso a lungo fra Venezia e Milano, ma anche una chiesa, quella di S. Fermo e Rustico, reclamata da due diverse diocesi La storia di Brembate, paese purtroppo presente nelle cronache più recenti per un ancora oscuro delitto, ha origini antichissime: nel suo territorio sono state infatti ritrovate tracce di insediamenti risalenti al neolitico e vari reperti (spade, coltelli, monili) rinvenuti in una necropoli composta da ben 40 tombe (i primi abitatori vivevano nelle numerose caverne esistenti sulle sponde del fiume Brembo, da cui il toponimo del paese). Nei periodi successivi, dopo i Celti furono i Romani a sfruttare la posizione strategica della località, racchiusa fra i fiumi Brembo e Adda e ricca di importanti vie di comunicazione con i monti a nord e con la pianura a sud. La presenza romana continuò fino al 568, quando vi fu l’invasione dei Longobardi che dovevano rimanervi circa 200 anni, e più esattamente fino al 774, quando l’ultimo re longobardo, Desiderio, venne sconfitto dal re dei Franchi, Carlo Magno, che così divenne re anche dei Longobardi. È proprio al periodo dei Franchi che risale un primo documento in cui parla di Brembate: un atto risalente al 962 in cui si certificava che alcuni possedimenti nel territorio conosciuto con il nome di Brembate inferior erano di proprietà di Berengario II, il re d’Italia a cui si attribuisce il merito di aver avviato la costruzione di un castello tra il 950 e il 962, in località Grignano. Proprio questo castello, assieme ad altri sorgenti nelle terre che lo circondavano, in epoca successiva venne assegnato ai Visconti, Signori di Milano, dall’imperatore Federico Barbarossa (che si era fatto incoronare re d’Italia a Monza, nel 1155). Da quel periodo in poi Brembate diventato “di Sotto” venne coinvolto come tanti altri paesi della Bergamasca nelle varie lotte fra le fazioni politicamente opposte dei guelfi e dei ghibellini e nelle varie guerre fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, che si sarebbe infine annessa il territorio comunale nel 1423 e che lo avrebbe mantenuto fino al termine del XVIII secolo (cosa che non impedì nel 1483 la completa distruzione del paese, ad opera delle truppe del Duca di Calabria, alleato del Ducato di Milano). Poi la dominazione austriaca, e ancora poi il Regno d’Italia. Tanta storia ha ovviamente lasciato il segno su Brembate di Sotto e sulla vicina Grignano (che sarebbero stati accorpati solo nel 1928 nel nuovo comune di Brembate, che nulla ha da spartire con Brembate di Sopra, collocato molto più a nord, verso la Val Brembana). Del castello di cui si è detto (che, per inciso, passò varie volte di mano: fu infatti posseduto, dopo i Visconti e prima della conquista veneziana, anche dai Suardi, dai Colleoni, dai Gonzaga) nulla rimane, in compenso sono arrivate ai giorni nostri costruzioni non meno importanti, certo non dal punto di vista militare, quali, in quella che era Brembate di Sotto, il ponte romanico costruito tra il XIV ed il XV secolo, il santuario di San Vittore, la chiesa parrocchiale dedicata ai santi Faustino e Giovita, e a Grignano la chiesa di San Fermo e Rustico e la parrocchia dedicata ai santi Pietro e Paolo. Nello specifico, il Santuario di San Vittore è una piccola chiesetta in stile romanico risalente al X secolo: ne parla infatti quel già citato documento del 962 accennando all’esistenza di una “Ecclesia Sancti Victoris” posta sulle rive del fiume Brembo ed edificata su un precedente luogo di culto, la grotta dove si sarebbe rifugiato appunto San Vittore per sfuggire alla persecuzione romana e attorno a cui le popolazioni del periodo avrebbero formato un insediamento. La costruzione, a due piani in cui sono custoditi interessanti affreschi e dipinti, è sempre stata importante per il paese, che nel XVI secolo veniva chiamato Brembate San Vittore. Quanto alla chiesa parrocchiale dedicata ai santi Faustino e Giovita, è questa un’opera del XVII secolo, edificata nel luogo in cui sorgeva un precedente edificio di culto, e che conserva buone opere pittoriche di artisti locali. Più interessante, in quello che era Grignano, è la chiesa di S. Fermo e Rustico, una delle più antiche prepositurali della zona, e posta all’estremo limite della parrocchia di Marne, in direzione del comune di Filago. Di costruzione antecedente l’anno 1000, la chiesa comprende una sola navata a forma rettangolare e una piccola abside semicircolare. La facciata è quella tipica delle opere di epoca medioevale, composta com’è da blocchi di pietra chiara e mattoni a vista. L’edificio nel corso dei secoli ha subito alcuni interventi di ristrutturazione. Uno fu fatto in epoca quattrocentesca per dotarlo della massiccia torre in esso inglobata. Un altro, dei primi anni del 1600, consentì di ricavare dal primo tratto della chiesa due stanze in cui ospitare un eremita, mentre nel 1702 si procedette a costruita la sacrestia. Un altro intervento ha poi permesso di ricavare le due nicchie presenti nella parte iniziale della navata: a sinistra è stata posta quella che era l’antica vasca battesimale adibita a pila dell’acqua santa, mentre sulla destra l’ex ingresso al romito è stato chiuso e la rientranza formatasi trasformata in confessionale. Della storia di questa chiesa è interessante notare come essa fosse collocata praticamente sul confine fra due stati - Milano e Venezia - e fra due diocesi, quella di Bergamo e quella di Milano. Da qui, in ambito ecclesiale, nacque nel secolo XVI una controversia circa l’appartenenza della chiesa all’una o all’altra diocesi, controversia di cui si parla in occasione di una visita di San Carlo e che è ricordata in alcuni documenti dai quali risulta che questa chiesa era sottoposta alla pieve di Terno e quindi alla diocesi di Bergamo.
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