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Ieri "coltellino", oggi "multiuso"

Andrea Künzi, importatore italiano del mitico Swiss Army Knife, spiega i cambiamenti che esso ha fatto registrare da quando fu inventato da Karl Elsener, sul finire dell‘800.

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Ieri "coltellino", oggi "multiuso" PDF Stampa E-mail
Scritto da Enrico Casale   
Mercoledì 09 Luglio 2008 15:35

Andrea Künzi, importatore italiano del mitico Swiss Army Knife, spiega i cambiamenti che esso ha fatto registrare da quando fu inventato da Karl Elsener, sul finire dell‘800.

Per generazioni è stato il desiderio dei ragazzi di mezzo mondo. A Natale, sotto l’albero, o al compleanno, speravano comparisse quella scatoletta rossa con la croce bianca. Quando arrivava poi era una festa. Il coltellino multiuso dell’esercito svizzero non era un gioco. 

Era di più. Era il segno che si stava crescendo, che papà e mamma ti ritenevano già grande da essere in grado di utilizzare quel piccolo, indispensabile oggetto.

Poi, crescendo, il coltellino è diventato un fedele compagno nelle gite in montagna o nei boschi, ma anche al mare quando si pescava o nelle emergenze in casa, o in macchina, in bicicletta, in motorino. Questo è capitato per generazioni e capita tuttora. Il multiuso svizzero si è evoluto, pur mantenendo la sua linea classica. Ha aggiunto funzioni nuove tra le quali quelle elettroniche, ma il fascino è rimasto immutato. 

In Italia, dietro il successo del multiuso c’è la Künzi, azienda che da 71 anni importa e distribuisce i mitici coltellini prodotti in Svizzera dalla Victorinox, ma non solo. 

Di questo successo e delle prospettive dell’azienda, abbiamo parlato con Andrea Künzi, 40 anni, attualmente responsabile dell’impresa di famiglia che ha ereditato dal padre che, a sua volta, l’aveva ereditata dal nonno.
  
Andrea Künzi, come e quando è nata l’azienda di famiglia?

“L’azienda è stata fondata nel 1936 da mio nonno Adolfo (1885-1967). Il nonno era nato in Svizzera. Fin da giovane aveva iniziato a interessarsi del settore commerciale, comparto nel quale aveva sviluppato ottime competenze. Alcuni suoi amici che da tempo operavano in Italia lo hanno convinto delle potenzialità del mercato italiano. Così decide di aprire a Milano un’azienda specializzata nell’importazione e distribuzione di articoli di coltelleria, forbiciame e tutto ciò che attiene al taglio. Inizialmente mio nonno non commercializzava solo prodotti di altri marchi, ma ne produceva a sua volta. Erano sempre prodotti legati al taglio, quindi sostanzialmente coltelli e forbici, che lui vendeva con il marchio Akm che non è altro che l’acronimo di Adolfo Künzi Milano. Con il passare dei decenni e l’aumento dei volumi di vendita si presenta la necessità di ampliare la superficie sia degli uffici sia del magazzino, così la nuova generazione guidata da mio padre, Hugo Künzi (1924-1991), trasferisce la sede da Milano a Bresso”. 
  
Quando e come è iniziato il vostro rapporto con la Victorinox, l’azienda che produce i multiuso?

“Prima di parlare del nostro rapporto con la Victorinox, forse vale la pena accennare alla storia della Victorinox e alla nascita del famoso multiuso. La Victorinox è stata fondata nel 1884 da Karl Elsener nel borgo di Ibach nelle Alpi svizzere. La sua notorietà è dovuta all’invenzione del famoso coltello multiuso che, dal 1891, entra a far parte della dotazione dei soldati dell’esercito elvetico. Lo Swiss Army Knife è stato da subito un successo commerciale tanto che Elsener ne deposita il marchio il 12 giugno 1897. Inizialmente il coltellino in dotazione ai soldati di truppa ha le guancette in acciaio. Solo successivamente, per offrire agli ufficiali uno strumento simile ma più rifinito, le guancette vengono realizzate in bachelite e poi in materiale plastico rosso, dandogli l’attuale connotazione. Che poi è quella conosciuta in tutto il mondo. Nel 1909 alla coltelleria Elsener viene dato il nome di ‘Victoria’ in memoria della madre defunta. L’invenzione dell’acciaio inossidabile, chiamato ‘inox’, ispira il fondatore dell’impresa che decide di ribattezzarla con l’attuale nome Victorinox. Oggi l’azienda impiega un migliaio di dipendenti e produce ogni anno 25 milioni di coltelli, distribuiti in un centinaio di Paesi. I multiuso Victorinox sono esposti al Museum of modern art di New York e hanno fatto parte della dotazione delle spedizioni sull’Everest e di quelle spaziali della Nasa. Il rapporto con la Künzi è iniziato nel 1937. Da allora a oggi, le relazioni tra le due aziende sono state qualcosa di più che un mero rapporto commerciale. Mio nonno Adolfo era amico personale di Karl Elsener. Mio padre Hugo ha studiato insieme a Carl, il figlio di Karl. Io stesso sono amico di Carl junior, il nipote. La nostra è una storia innanzitutto di amicizia e poi d’affari”.
  
Come si sono evoluti i multiuso negli anni?
“La storia dei multiuso è interessante. La genialità e la simpatia del design, unite alla funzionalità e alla praticità, hanno fatto del coltellino rosso un emblema degli oggetti di culto e un riferimento tra i prodotti di qualità. Dai primi, semplici ed essenziali modelli, si è passati a versioni sempre più complesse nelle quali venivano inserite funzioni che via via diventavano indispensabili: cacciaviti, penne a sfera, orologi digitali, fino alle recenti applicazioni ‘elettroniche’. Negli scorsi anni abbiamo infatti creato multiuso con chiavette Usb (memorie per computer molto contenute che si collegano mediante porte Usb): le più capienti contengono dati e informazioni fino a 16 gigabyte. Recentemente è stato anche sviluppato un multiuso con un lettore di file musicali Mp3, molto apprezzato soprattutto dai più giovani. “Oggi preferiamo non chiamarli più coltellini multiuso, ma solo multiuso. Questo per due ragioni. Innanzi tutto, per un motivo di immagine: vogliamo togliere quella patina negativa che porta con sé la parola coltello. In secondo luogo, per una ragione ‘statistica’. Un’indagine condotta dalla Victorinox ha messo in rilievo come nei nostri multiuso la funzione meno impiegata dagli utenti sia la lama. Quindi perché chiamarlo ancora e solo ‘coltello’?
  
La vostra collaborazione con la Victorinox nel tempo è andata oltre la distribuzione dei multiuso. Verso quali settori vi siete indirizzati?
“Il multiuso è ancora il principale tra i prodotti che commercializziamo sia sui mercati al dettaglio sia su quelli all’ingrosso. Dalla fine degli anni Ottanta, la Künzi però ha iniziato ad ampliare le sue linee di prodotti al di là di quelle strettamente legate agli strumenti da taglio. Si sono così aggiunti articoli non più solo manuali, ma anche elettronici. Così, abbiamo iniziato a commercializzare anche i prodotti Victorinox di valigeria, abbigliamento e orologeria. Si tratta di prodotti di altissima qualità. Gli orologi e i multiuso sono rigorosamente fabbricati in Svizzera. I multiuso, caso unico nel mercato mondiale, sono garantiti a vita. Gli orologi sono invece garantiti tre anni: una garanzia unica nel settore. Gli articoli di abbigliamento e valigeria vengono invece realizzati su licenza da imprese non svizzere. Ma l’attenzione alla qualità è una caratteristica che non viene mai meno”.
  
Pur essendo molto solido il vostro rapporto con la Victorinox, la Künzi commercializza anche prodotti di altre marche. In quali settori?
“Noi commercializziamo oltre quattromila prodotti di più di 30 marchi. In particolare distribuiamo prodotti per l’illuminazione (torce elettriche anche di grande potenza), strumenti ottici (binocoli e visori notturni); macchine fotografiche digitali; bottiglie in alluminio (molto richieste perché evitano l’utilizzo delle bottiglie di plastica che sono inquinanti). Recentemente siamo anche tornati a commercializzare casalinghi. Quello dei casalinghi è un mercato in cui eravamo presenti fino agli anni Sessanta e che poi, per varie ragioni, avevamo tralasciato. È un settore con grandi potenzialità che ci sta dando le prime soddisfazioni. Vendiamo i nostri prodotti attraverso il sito www.cookingshop.it”.
  
La Künzi distribuisce prodotti anche con il marchio Keen, di quali articoli si tratta?
“Una decina di anni fa, la Künzi ha creato il marchio Keen attraverso il quale commercializza articoli di qualità per la casa e l’outdoor. In particolare, ha otto linee: Blades (coltelleria sportiva), Chef (accessori per il cuoco), Garden (utensili per il giardinaggio hobbistico), Optics (binocoli), Ray (articoli per il pronto intervento), Sport (prodotti per la vita all’aria aperta), Tools (utensili professionali e per uso domestico), Tech (prodotti tecnologici)”.
  
I prodotti che commercializzate non sono più solo «attrezzi», ma anche strumenti promozionali. In che senso?
“Nei primi anni Novanta, la Künzi ha registrato una crescente richiesta di multiuso per il mercato promozionale e della regalistica aziendale. Così, nel 1996, è stata creata la Divisione vendite promozionali dedicata a questo settore. La nostra azienda offre un’ampia scelta di oggettistica dalle campagne di incentive per le aziende alle campagne di loyalty per la grande distribuzione, dalle operazioni pubblicitarie ai regali d’affari alle pubblicità tramite oggetto”. 
  
Oggi com’è strutturata la vostra azienda?
“La Künzi è ripartita in quattro grandi divisioni: vendite ai negozi, vendite alla grande distribuzione, orologi e vendite promozionali (alla quale si accennava prima). Ogni divisione ha un proprio direttore e una propria rete vendita. Attualmente il fatturato deriva per il 75% dalla vendita ai negozi e all’ingrosso, per il 20% dal mercato promozionale e per il 5% dagli orologi. Quest’ultimo settore è nato solo due anni fa e sta crescendo rapidamente. Del fatturato, il 45% deriva dalla vendita dei prodotti Victorinox, il 20% dai prodotti della Keen e il 35% dalla vendita di articoli di altri marchi. Abbiamo una quarantina di dipendenti e una trentina di agenti (monomandatari e plurimandatari). Esiste poi la divisione Kreativa che si occupa dell’immagine dell’azienda che cura la realizzazione dei cataloghi e degli allestimenti necessari all’attività della rete commerciale e dei clienti”.
  
Presto cambierete anche sede…
“Sì. Gli spazi nella storica sede di via Ludovico Ariosto 13 erano ormai diventati troppo angusti per supportare la crescita dell’azienda. Abbiamo cercato spazi dove costruire un nuovo magazzino e nuovi uffici in altri Comuni. Ma la Giunta di Bresso ci ha chiesto a più riprese di non lasciare la cittadina nella quale operiamo da più di 40 anni. Così, quando si sono resi disponibili i capannoni che un tempo erano della casa editrice Cino Del Duca, abbiamo deciso di trasferirci lì. È uno stabilimento vicinissimo a quello attuale. Lì abbiamo già trasferito il magazzino (che è ormai completamente automatizzato) e a breve vi trasferiremo anche gli uffici”.

 

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