Domenica 20 Maggio 2012
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Strategie d’investimento in un mondo che cambia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio Gestione Patrimoniali   

Nell’attuale fase di crisi economica l’incertezza resta alta: per questo occorre mantenere un approccio realistico e flessibile agli investimenti, anche perche' gli impieghi “sicuri”, quali la liquidita' e i titoli di Stato, offrono rendimenti estremamente ridotti(*)

(*)analisi al 18/05/2009

Nel 2008 e' finito un ciclo economico iniziato negli anni ‘80 caratterizzato dall’imperativo del libero mercato, basato sull’idea che il perseguimento d’interessi privati generasse gli stimoli necessari per ottenere crescita e benessere per tutti e che anche forti disuguaglianze fossero tollerabili perche' generatrici di incentivi migliori.
Tuttavia se poche persone/istituzioni controllano la maggior parte delle risorse e se mancano le regole per controbilanciare gli interessi reciproci e gli adeguati controlli, allora diventa facile “farsi prendere la mano” e creare sistemi mostruosamente instabili, ingiusti e insostenibili.
e' successo da sempre nella storia, sia che si trattasse di sistemi politici (ad esempio i nazionalismi di destra e di sinistra), sia che si trattasse di sistemi economici. L’ultimo decennio ha visto una fase che potremmo definire di “instabilita'”, mentre l’ultimo anno la fase di crollo, che potrebbe non essere ancora terminato. Seguira' una fase di transizione, difficile e incerta, che costituisce la premessa per l’inizio di un nuovo ciclo che potrebbe essere caratterizzato da una maggiore integrazione e attenzione agli interessi comuni.
Ovviamente nessuno crede che il mondo occidentale e americano in particolare stia andando verso una visione “socialista” della societa', ma ci sono le premesse perche', oltre al valore del rispetto della liberta', venga promosso il valore del migliore utilizzo delle risorse, delle capacita' e delle energie individuali, dando una maggiore importanza alle conseguenze concrete derivanti dall’agire dei singoli, tramite maggiori controlli, in modo da perseguire anche in campo economico i risultati che in teoria si sarebbero dovuti ottenere secondo le scuole di pensiero liberiste.
Si avrebbe cosi' una convergenza non solo economica, ma anche filosofica tra Occidente e Oriente. In molti Paesi orientali ad esempio, la societa' e' abituata da secoli a concetti come il “sei ryoku zen yo”, il miglior impiego dell’energia fisica e mentale, e del “ji ta kyo ei”, vivere e agire insieme per crescere e progredire con mutuo vantaggio e benessere, tanto che sono stati trasmessi nell’ambito familiare, sociale e politico, ma sono anche principi etici affini ad una parte della societa' cristiana e socialdemocratica europea.
Tornando all’economia, il Fondo Monetario Internazionale si attende una forte contrazione del PIL mondiale quest’anno, accompagnato da una disoccupazione in aumento fino a buona parte del 2010, quando la ripresa dell’attivita' globale sara' comunque assai modesta. Simili attese si intuiscono anche dai budget di spesa pubblica di Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che prevedono deficit enormi fino al 2011 per finanziare le politiche di sostegno. Non avranno ragione i Maya, che avevano calcolato l’inizio del quinto mega-ciclo (ognuno dura circa 5125 anni!) proprio nel 2012?
Lasciando da parte cicli e mega-cicli e guardando ai prossimi trimestri, e' probabile che l’interscambio commerciale e la produzione recuperino parzialmente gia' da giugno, dopo il vero e proprio tracollo avvenuto tra ottobre e marzo, mesi durante i quali moltissime aziende hanno ridotto le scorte e tagliato la produzione di un terzo, mentre il PIL globale e' sceso del 3%.
Negli stessi sei mesi, solo nei Paesi del G7 hanno perso il lavoro circa cinque milioni di persone. Cio' nonostante i consumi delle famiglie sono scesi relativamente poco, mentre governi e banche centrali sono riusciti a scongiurare la fine del sistema finanziario globale, stampando carta-moneta, portando i tassi ufficiali a zero ed indebitandosi a dismisura. I mercati azionari, dopo essersi piu' che dimezzati, hanno reagito molto positivamente, con un rialzo di oltre il 30% tra il 9 marzo e l’8 maggio, all’idea che la fase peggiore della crisi finanziaria fosse stata superata ed ai primi segnali di rallentamento della contrazione economica. In altre parole la percezione del futuro oggi e' meno brutta di sei mesi fa! Solo in Cina si e' assistito nelle ultime settimane ad una ripresa reale, seppure timida, della produzione e delle attese, anche grazie alle grandi opere decise da Pechino in autunno e che sono gia' partite.
A questo punto i rischi maggiori non sono piu' “finanziari”, ma di tenuta dei consumi. Fino ad oggi le aziende hanno tagliato aggressivamente il magazzino e nel frattempo hanno smesso di produrre ed ordinare macchinari, ma in futuro o ci sara' una domanda sufficiente di beni e servizi, o continueranno a ridurre la produzione e a tagliare personale, alimentando un circolo vizioso. In sostegno alle famiglie ci sono pero', in alcuni Paesi, nuove forme di sostegno pubblico e di sgravi fiscali, un costo della vita piu' basso dell’anno scorso (benzina, casa, mutui), oltre ad importanti piani di spesa pubblica in infrastrutture, capaci di contenere parzialmente l’emorragia di posti di lavoro. Altro elemento fondamentale sara' l’assestamento del mercato immobiliare statunitense, in quanto su di esso ruotano posti di lavoro, ricchezza delle famiglie, solvenza dei mutuatari, bilanci delle banche e disponibilita' a prestare denaro da parte delle banche stesse.
In questo ambiente le scelte d’investimento restano difficili per chi ha un’ottica di breve periodo. Ci sono tutte le condizioni perche' i mercati rimangano molto volatili, con periodi di pessimismo “cosmico” seguiti da altri in cui gli investitori si concentreranno sui miglioramenti veri o attesi. Sara' opportuno mantenere una visione d’insieme e dell’evoluzione della congiuntura economica, delle valutazioni assolute e relative delle varie classi d’investimento.
Le condizioni anomale che stiamo vivendo creano rischi ed opportunita' eccezionali, talvolta nei mercati che meno ci si attenderebbe. A questo proposito possiamo prendere a prestito dalle arti marziali orientali alcuni metodi e strategie: avere sempre una visione d’insieme, studiando bene tutti gli aspetti economici e di mercato, ma senza fossilizzarsi su un’idea a priori; mantenere sempre alta l’attenzione, stando pronti a cambiare comportamento se le condizioni lo richiederanno; ricordarsi che i rischi conclamati, e quindi prezzati dal mercato, possono trasformarsi in opportunita' a certe condizioni; quando il mercato e le notizie sembrano andare tutte in una sola direzione, contrastare il mercato puo' essere pericoloso, meglio assecondarlo (metodo “yawara”), pur mantenendo la visione d’insieme e la necessaria diffidenza per vendere/comprare se il movimento di mercato e' stato particolarmente forte in assenza di concrete giustificazioni fondamentali; evitare di investire (metodo “chowa”), anche se psicologicamente puo' essere molto difficile, soprattutto se non si e' disposti a sopportare certi rischi o non e' proprio possibile stimarli. Prendere l’iniziativa a priori o cercare di contrastare il mercato non sono principi applicabili ai mercati finanziari per il singolo investitore.
In senso piu' ampio possiamo osservare che gli investimenti “sicuri”, intesi come la liquidita' e i titoli di Stato, offrono rendimenti estremamente ridotti, che si giustificano solo in ottica di parcheggio temporaneo o nel caso di una situazione economica generale compromessa ancora per molto tempo. I rendimenti offerti dalle obbligazioni societarie mediamente giustificano i rischi correlati e offrono opportunita' piu' interessanti, a patto che l’investimento sia ben diversificato. Il rischio d’impennate inflazionistiche per ora non si presenta, mentre si pone nel medio periodo a causa dei “tassi zero” e della crescente spesa pubblica.
A tal fine si puo' pensare ad un investimento in titoli legati all’inflazione, ma con un’ottica di medio/lungo termine, oppure ad altre attivita' che normalmente riescono a recuperare l’inflazione. Tra queste si possono annoverare anche le azioni. Presupposto fondamentale resta ovviamente il prezzo d’acquisto. Guardando gli utili aziendali, crollati nell’ultimo anno e probabilmente sotto pressione per alcuni trimestri ancora, non si puo' dire che le azioni siano regalate; tuttavia se guardiamo lo stato patrimoniale, il cosiddetto valore di libro, vediamo che i prezzi sono bassi o quanto meno corretti.
e'  tuttavia ancora presto per basare una scelta d’investimento solo sui “prezzi”: a settembre sembravano gia' molto a buon mercato! La situazione resta troppo difficile, rischiosa ed in rapido cambiamento.
Discorso diverso per chi volesse fare un piano d’investimento graduale con l’obbiettivo di creare un capitale nel medio/lungo periodo.
In attesa del nuovo ciclo in cui il mondo sara' forse piu' regolamentato e un po’ piu' lento, a causa del pesante fardello di cui si stanno facendo carico i governi, ma forse anche piu' equo e solidale, consigliamo di tenere gli occhi aperti e una buona elasticita' mentale.
 



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