| “Dr. Livingstone, I presume?” |
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| Scritto da M. Demicheli - A. Manca | |
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Dall’epoca dell’incontro fra Henry Morton Stanley e David Livingstone l’Africa ha fatto passi da gigante, tanto che dalla metà degli anni Novanta la crescita della sua economia supera quella media dei Paesi dell’OCSE: ecco perché oggi offre numerose opportunità d’investimento Henry Morton Stanley è famoso non tanto per le sue esplorazioni africane quanto per la celebre frase che gli viene attribuita al momento dell’incontro con il suo collega Livingstone sul lago Tanganica, in quella che oggi è la Tanzania: “Dr. Livingstone, I Presume?”. Questo episodio si svolse verso la fine del diciannovesimo secolo, quando il continente africano veniva considerato come una terra selvaggia, inospitale e non ancora raggiunta dalla civiltà. La situazione da allora è a dir poco profondamente cambiata. Prima di tutto però è bene tener presente attraverso alcuni semplici dati le caratteristiche di questo straordinario territorio. L’Africa è il terzo continente per dimensioni. Con 30.065.000 km² copre il 20,3% delle terre emerse e i suoi oltre 800.000.000 di abitanti rappresentano un settimo della popolazione terrestre. È inoltre una delle aree più antiche della Terra e la razza umana ha iniziato la sua evoluzione proprio in questo continente. Dispone di risorse straordinarie: il 10 per cento delle riserve accertate di petrolio a livello mondiale, l’8 per cento delle riserve di gas, il 54 per cento dell’oro, oltre a smisurati giacimenti di metalli preziosi, metalli industriali e diamanti. Nell’immaginario collettivo l’Africa è sempre stata caratterizzata da inquietanti scene di persone in grave stato di povertà, violazioni dei diritti umani e pandemie. Tipicamente gli investitori consideravano il continente africano non tanto un mercato emergente, quanto un mercato sommerso in un abisso di stagnazione economica. Inoltre, i recenti accadimenti relativi alla cosiddetta “rivoluzione di primavera” e i continui problemi politici hanno indotto nuovamente la comunità internazionale a pensare che si tratti di un’area rischiosa soprattutto per gli investimenti. Anche se la situazione di breve permane sicuramente incerta, intatte rimangono le prospettive nel lungo termine. Infatti, dalla metà degli anni Novanta la crescita dell’economia africana supera quella media dei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e nel 2011 il PIL dell’Africa crescerà di oltre il 5%, un ritmo che il mondo occidentale può al momento solo sognare. Gli elevati prezzi delle materie di base hanno ovviamente svolto un ruolo essenziale nella recente accelerazione della crescita economica tanto che negli ultimi cinque anni si è creata un’ondata di investimenti diretti esteri in Africa, soprattutto da parte della Cina. Dal 2002 il gigante asiatico, costantemente affamato di risorse, ha percorso in lungo e in largo un continente africano particolarmente ben disposto nei suoi confronti, facendo incetta di petrolio e minerali in cambio di sgravi sul debito, prestiti a basso tasso d’interesse, così come delle agognate infrastrutture come strade, porti e abitazioni. Altri Paesi stanno facendo altrettanto in diversi settori, l’India ad esempio ripaga le risorse africane investendo nello sviluppo di nuove industrie ad alta tecnologia, mentre il Brasile sta aiutando l’Africa a sviluppare il suo vasto potenziale agricolo con tecnologie d’avanguardia. Tuttavia, se le materie prime fossero state l’unica freccia all’arco di questo continente, la sua economia sarebbe entrata in recessione durante la grande crisi del 2008. Ma così non è stato. L’Africa ha continuato ad espandersi perché le materie prime rappresentano meno di un quarto del suo PIL e questa quota è persino in calo. Infatti, una componente minore, ma pur tuttavia significativa di investimenti, è confluita anche in altri campi, in primis la telefonia mobile, ma anche i settori di agricoltura e dei servizi come il turismo e le attività bancarie. Questo perchè la dinamica economica interna in molti paesi beneficia di trend demografici favorevoli. In base ai dati ONU, entro il 2015 l’Africa registrerà la maggiore crescita demografica mondiale, pari a un tasso annuo del 2,2%, che porterà ad una rapida urbanizzazione, in particolare nell’Africa settentrionale. Le città offrono migliori opportunità e salari più elevati. Inoltre la costante espansione del credito privato favorisce il consumo delle famiglie e la domanda di servizi finanziari. Per questo motivo vengono guardate con interesse le società attive nel settore dei consumi e della finanza. L’esempio forse più rilevante del crescente interesse che suscita il continente africano è l’acquisto, da parte della Cina, di una partecipazione del 20% nella Standard Bank of South Africa per un importo di oltre 5 miliardi di dollari, il maggior singolo investimento diretto estero mai effettuato in Africa. Questa operazione e molte altre, che sono esemplari per la fiducia nelle prospettive future del continente, hanno fatto sì che gli investimenti diretti stranieri in Africa siano triplicati negli ultimi tre anni. Inoltre, molti Paesi di quest’area geografica hanno tratto benefici anche da una migliore gestione a livello macroeconomico, con una conseguente riduzione sostanziale dei tassi d’inflazione rispetto agli anni ‘90 dello scorso secolo, una migliore situazione fiscale e della bilancia pagamenti, nonché livelli di indebitamento esterno più bassi; è anche aumentato il livello di stabilità politica in tutto il continente: mentre 25 anni fa gli stati democratici in Africa erano solo quattro (Botswana, Senegal, Zimbabwe e Mauritius), oggi i 53 stati africani comprendono 24 paesi con governi nominati in libere elezioni con più partiti politici. La dimostrazione forse più evidente degli sforzi africani di issarsi a pieno diritto a partecipante dell’economia globale è la crescita esponenziale del numero di borse valori in tutto il continente nell’arco degli ultimi due decenni. La presenza di ben 19 piazze borsistiche in Africa ha indotto alcuni investitori a prevedere che molte economie del continente si affermeranno come la prossima generazione dei mercati emergenti. Questa evoluzione appare significativa non solo per il segnale dato alla comunità internazionale degli investitori, ma anche perché i capitali esteri che confluiscono in Africa consentono alle economie locali di realizzare tassi d’investimento molto maggiori rispetto a quelli (ancora molto bassi) resi possibili dai risparmi nazionali. In questo contesto, è interessante notare che tra il 2004 e il 2008 i flussi di capitale sono raddoppiati a 7 miliardi di dollari all’anno, a ulteriore dimostrazione della crescente fiducia internazionale nel potenziale di crescita del continente. Malgrado i progressi compiuti in Africa, resta ancora tanto da fare. La povertà resta una preoccupazione urgente e primaria per una larga fetta della popolazione. Quattro africani su dieci (360 milioni) sopravvivono ancora con meno di 1,25 dollari al giorno. Le Nazioni Unite stimano che l’Africa avrà bisogno di una crescita economica media del 7 per cento annuo per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG) di dimezzare i tassi di povertà nel continente entro il 2015. Mentre 12 mesi fa questo obiettivo appariva pienamente raggiungibile, oggi la crisi internazionale ha cambiato il panorama economico africano in misura tale che il raggiungimento degli MDG entro il 2015 appare praticamente impossibile. Un’altra preoccupazione è quella che l’Africa resti più vulnerabile rispetto ad altre aree del mondo a fattori quali i capricci climatici, l’imprevedibilità dei flussi di aiuto e la volatilità dei prezzi delle commodity. Ad eccezione di Paesi come il Sudafrica, la maggior parte delle economie non sono ancora sufficientemente diversificate per assorbire tali shock esterni. Inoltre, la maggior parte delle nazioni africane dipende ancora in larga parte dall’esportazione di beni primari, e questa dinamica ha lasciato ampiamente sottosviluppati il settore manifatturiero e quello dei servizi. Peraltro, i recenti eventi sanguinosi in Darfur, Zimbabwe e Somalia ci ricordano che, nonostante i progressi compiuti, in Africa la stabilità politica non può ancora essere data per scontata. Nonostante il suo grande potenziale e le sue risorse umane, l’Africa continua a dover affrontare alcune delle più grandi sfide del mondo, anche perché le molteplici iniziative disegnate per stimolare lo sviluppo del continente hanno fallito nell’intento di realizzare un adeguato miglioramento della vita di uomini, donne e bambini africani. È ormai chiaro che il primo dovere dei leader africani verso il loro popolo consiste nel consolidare la democrazia, la sana gestione economica, la promozione della pace, della sicurezza e dello sviluppo incentrato sulla popolazione. È patrimonio comune che la responsabilità primaria per il futuro dell’Africa, inteso come riconoscimento della dignità e dello sviluppo dell’uomo e come accelerazione della crescita e affidabilità dei successi contro la povertà, è nelle mani dell’Africa stessa. Al fine di innescare un effettivo progresso economico – oltre al buon governo, alla lotta contro la corruzione ed al rafforzamento delle istituzioni – appare strategico il ruolo giocato dall’accesso ai mercati occidentali dei prodotti africani e dall’investimento privato nel Continente africano. Le condizioni perché si concretizzino joint-ventures tra aziende sono quelle di aprire i mercati industrializzati alle esportazioni di questi Paesi, con l’impegno di consentire un accesso più ampio, senza alcun dazio e quota per i prodotti dei Paesi più poveri, e di creare le condizioni sul posto per attrarre maggiori investimenti, rendendo più sicuro il panorama giuridico ed istituzionale nazionale. |



