| Ansia da informazione |
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| Scritto da Manuel Pozzi | |
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Oggi girano troppe informazioni di seconda mano e di cattiva qualità veicolate da mass-media il cui scopo è di “fare audience”. Di conseguenza, sono molti gli investitori che comprano o vendono sulla base di indicazioni che alterano la percezione della realtà Negli ultimi dodici mesi i principali mercati azionari si sono mossi relativamente poco, in un intervallo del 15%/20%. In questi giorni sono sui valori medi attorno ai quali hanno ballato questo lungo valzer. Se il ballo prescelto è stato un liscio, la musica che abbiamo sentito suonare assomigliava più a un Keith Jarret anni ’70, con rapide alternanze di momenti isterico-deliranti, groove funkeggianti e qualche sprazzo di bucolica serenità. Nell’ultimo anno siamo passati dallo shock della recessione ai sospiri di sollievo per i primi segni di ripresa. Gli analisti hanno temuto che la riforma bancaria americana potesse essere troppo penalizzante, ma a risollevare gli animi ci hanno pensato gli imponenti investimenti cinesi in infrastrutture (e in materie prime), seguita da un ritorno alla ricostruzione di scorte da parte delle aziende. Quando le cose sembravano andare bene ci ha pensato la Grecia a guastare la festa, rischiando di fallire e di affossare l’unione monetaria. Poi sono venuti il boom dell’export tedesco e il “buon” esito degli stress test sulle banche europee, ma negli ultimi tempi i dati macro ci hanno fatto tornare con i piedi per terra, ricordandoci che l’Occidente è destinato a viaggiare a bassa velocità, perché nel cofano c’è il motore di una Due cavalli e non di una Ferrari. In compenso la riforma del sistema bancario è stata spostata alle calende greche (sempre che non finisca alle calende “romane”… ). Questo “breve” riassunto ci permette di capire quale sia il vero problema degli investitori: troppe informazioni e per di più di seconda mano e di cattiva qualità. Sì, perché oggi giorno la maggior parte delle informazioni vengono veicolate dai mass-media, il cui scopo è di “fare audience”. Quando un argomento ha successo, viene reiterato da tutti i media, spesso esasperato e distorto dal giudizio del giornalista. Alla fine, sono molti gli investitori che comprano o vendono sulla base di informazioni che alterano la percezione della realtà e che hanno già avuto il loro impatto sui prezzi. Le tendenze dei mercati sono inoltre esasperate dal fatto che i giornalisti tendono a riportare le interviste a esperti di economia e finanza che hanno avuto particolare popolarità nel recente passato. Ad esempio per tutto il 2009 si sono sprecate le interviste a Nouriel Roubini, l’economista-pessimista che a partire dal 2004 aveva iniziato a prevedere una recessione in America e che per questo è stato trattato come un nuovo “guru”, alterando la percezione della ripresa congiunturale. Per fare scelte d’investimento che vadano oltre il breve termine, è invece meglio documentarsi con dati e analisi oggettive, il meno possibile influenzate dal battage mediatico. Va bene, ma oggi che considerazioni possiamo fare per il futuro? Come abbiamo visto in questi mesi, Stati Uniti, Europa e Giappone restano in una situazione fragile. La disoccupazione è destinata a restare alta a lungo e i tassi ufficiali vergognosamente bassi per necessità. Per fortuna Paesi come Brasile, Cina e India godono di buona salute. La loro importanza economica e politica è cresciuta moltissimo e ci sono le premesse perché questo trend continui. Per questo gli investitori guardano con sempre maggiore attenzione all’economia asiatica: è la linfa della crescita occidentale e se dovesse avere problemi, anche noi ne risentiremmo. Le grandi aziende occidentali hanno bilanci in buono stato, hanno snellito rapidamente la struttura dei costi a scapito della forza lavoro, sono tornate a fare utili, ma non avendo visibilità sul futuro della domanda finale, non fanno nuovi investimenti in capacità produttiva e quindi non assumono un gran che. In Europa a partire dal 2012 i governi dovrebbero impegnarsi a ridurre l’enorme debito pubblico. Per farlo o riusciranno a dinamizzare l’economia (ma di riforme che vadano in questa direzione non se ne vedono molte), o aumenteranno le tasse e ridurranno la spesa pubblica. In ogni caso, la domanda interna resterà debole, mentre solo i Paesi fortemente improntati all’export riusciranno a brillare. Negli Stati Uniti il problema del debito pubblico non è stato ancora affrontato. Dal 2007 il numero di disoccupati è aumentato di quasi otto milioni e il tasso di povertà è salito al 14% della popolazione. Il mercato immobiliare resta depresso, a causa dei tanti pignoramenti e della quantità di case invendute. Poco importa se ottenere un prestito non è più impossibile e i tassi sono ai minimi storici. Se uno ha perso il lavoro o non vede prospettive di miglioramento, se spostarsi da una città all’altra è diventato più difficile e se non si è sicuri che i prezzi delle abitazioni abbiano smesso di scendere, le persone interessate a comprare casa non possono essere molte. Si capisce perché le imprese stentino a investire l’enorme liquidità che hanno in bilancio. Per evitare che questo circolo vizioso si protragga e per riconquistare un po’ di consensi, l’amministrazione Obama ha proposto un nuovo piano di stimoli, fatto di spesa in infrastrutture (poca roba, 50 miliardi in sei anni), 100 miliardi di sgravi fiscali per gli investimenti in ricerca e sviluppo nei prossimi due anni e altre detrazioni per le PMI che investiranno facendo nuove assunzioni. Stimolare consumi e investimenti è essenziale, ma non è detto che il parlamento approvi queste proposte. Il 2 novembre si svolgeranno le elezioni di “mid-term”, in cui verrà rinnovata la camera e un terzo del senato. C’è il rischio concreto che il governo si trovi senza maggioranza parlamentare e debba scendere ogni volta a compromessi. Un altro importante appuntamento autunnale è quello in cui dovrà essere approvata e dettagliata la nuova regolamentazione del sistema bancario, c.d. “Basilea III”. è chiaro quindi che le prospettive per il prossimo biennio restano incerte. Lo scenario più probabile è quello di un mondo a due velocità: l’Occidente che tra alti e bassi continua a crescere lentamente ed alcuni Paesi emergenti che continuano il loro trend, guidato sempre più dall’ascesa della classe media e dei consumi interni. Il rischio di una nuova recessione o di un periodo di deflazione e stagnazione (c.d. stagflazione) continuerà a tormentare economisti e investitori, ma anche la possibilità di una ripresa più rapida del previsto degli investimenti e dei consumi potrebbe scaldare gli animi. Bce e Fed saranno costrette a mantenere i tassi bassissimi. Bernanke, il governatore della Banca Centrale americana, ha bene in mente i rischi di un periodo di prolungata recessione o di stagflazione. Ha studiato a lungo la crisi del ‘29 e non vuole ripetere gli errori passati. A differenza della Bce, è quindi probabile che riprenda a “stampare moneta”, se la situazione economica lo richiederà, così come farà la Banca Centrale del Giappone. Invece in Paesi come Brasile, India, Australia e forse in Cina, la stretta monetaria in buona parte è già stata compiuta. Se dunque la crescita resterà bassa per parecchio tempo, quali potrebbero essere le prospettive per i mercati? Innanzitutto molte aziende si sono ormai adattate e hanno margini operativi che gli consentono di rimanere redditizie anche con fatturati stabili; inoltre molte grandi aziende quotate cercano di vendere sempre più nei Paesi emergenti o di fare acquisizioni mirate. Va osservato tuttavia che ormai sono molte anche le aziende cinesi, indiane e coreane che si muovono aggressivamente verso i nostri mercati per rubare quote di mercato anche nei settori in cui contano maggiormente tecnologia e ‘know-how’ industriale. Ad esempio Sany, uno dei leader cinesi nell’attrezzatura industriale, è il primo gruppo dell’Impero di Mezzo a impiantare un’unità di produzione in Germania, con l’obiettivo di conquistare prima la Germania e poi l’Europa. In questo settore industriale i cinesi sono già leader mondiali in termini di fatturato. Stesso discorso vale per Ying Li nell’industria solare. Non per ultima l’Harmony Express, concorrente diretto dei TAV francesi o tedeschi nelle gara d’appalto internazionali. Queste differenze in termini di crescita e di competizione tra paesi sviluppati ed emergenti sono destinate a proseguire nei prossimi anni. Nel frattempo le valutazioni, che già oggi sono storicamente “non-care”, potrebbero diventare ancora più a buon mercato, man mano che gli utili aziendali saliranno. Infatti in condizioni di incertezza gli investitori tendono a richiedere maggiori certezze, almeno sul fronte dei prezzi. Nei prossimi mesi le notizie economiche saranno ancora contrastanti e i cambi di umore frequenti. In autunno inoltre ci saranno importanti appuntamenti da seguire con attenzione. Occhio però a non farsi distrarre troppo dalla musica diffusa dai media. Essere preoccupati per problemi reali e misurabili è corretto. Farsi contagiare dall’ansia, che cresce al crescere dell’incertezza, porta invece a guardare solo aspetti parziali della realtà, a esagerarli e prendere decisioni sull’onda delle emozioni. Altri articoli di questo autore |



