Domenica 20 Maggio 2012
Home La Banconota - Filiali Sovico e il feudo dei Balbiani
Sovico e il feudo dei Balbiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Ronchi   

Le vicende storiche di un territorio attraverso le vicende dei suoi signori, fino all’arrivo degli austriaci e dei francesi – Lo sviluppo industriale di metà Ottocento

Sovico, 7 km a nord di Monza, forma di fatto un’unica conurbazione con Macherio; il confine tra i due centri, il cui territorio orientale rappresenta la parte centrale del Parco fluviale del Lambro, è la ferrovia Seregno-Ponte S. Pietro, costruita nel 1888, per la quale da anni si attende la promessa estensione del traffico passeggeri.

I due paesi condividono alcuni servizi pubblici, tra cui la Protezione Civile, ma in passato hanno fatto parte di due distinti contesti amministrativi: Macherio della Pieve di Desio, Sovico di quella di Agliate. Al Lambro, coi suoi numerosi mulini e i boschi ricchi di cacciagione hanno fatto capo per molti secoli le attività economiche del comune.

Le Pievi erano distretti che facevano capo ai vescovi di Milano ed ai loro “Capitanei”; il graduale passaggio alla formazione di feudi trasmessi di padre in figlio in ambito familiare s’accentuò durante la signoria dei Visconti. Dopo la battaglia di Desio (1277) le terre della Pieve furono soggette ai Mandelli, alleati di Ottone Visconti. Nella seconda metà del ‘300 essi “lasciarono” la Brianza monzese per consolidare il feudo di Montorfano, ottenuto grazie ai legami dinastici con i Rusca.

Un altro loro parente, Baldassarre Balbiani, aveva ottenuto a Milano la carica di “capitano di P.ta Vercellina”; nel 1403 egli acquisì la signoria feudale su Chiavenna, grazie anche al sostegno economico dei Besozzi. L’investimento si rivelò poco proficuo, data la debolezza dei Visconti; è in questo periodo che le cronache collocano la figura di Giovanni da Sovico, uno dei 12 “Capitani e Difensori della Libertà” non appartenenti alla nobiltà nominati nel marzo del 1448 dalla Repubblica Ambrosiana, l’organismo succeduto a Filippo Maria Visconti destinato a soccombere nel 1450 a Francesco Sforza. Il nuovo Duca rinnovò a Giovanni Balbiani (e al fratello Gabriele) la concessione del feudo di Chiavenna, riservandosi però le gabelle del sale e i pedaggi sui panni. Si trattava d’una zona di confine, rivendicata insistentemente dagli svizzeri dei Grigioni.

Il conte Giovanni Balbiani si rivelò un buon combattente ed un fedele funzionario, tanto da ricoprire per due volte (1452 e 1458) la carica di podestà a Firenze; i suoi figli Antonio e Annibale tuttavia subirono le conseguenze del tentato omicidio del tutore del giovane figlio di Gabriele (Angelo) (giugno 1477). Nel corso del processo molti chiavennesi chiesero di bandirli dalla città, ma grazie ai nobili parenti (i Rusca e gli Spinola) si optò per un cambio di feudi. Quale risarcimento venne concessa nel febbraio 1478 ad Angelo la parte “al di qua del Lambro” della Pieve di Agliate: un territorio le cui rendite corrispondevano a quelle di sua spettanza a Chiavenna; ai cugini venne invece offerta Cilavegna, nel pavese. Essi rifiutarono, e morirono agli inizi del ‘500 dopo aver combattutto a fianco del Moro e dell’imperatore contro francesi e svizzeri.

I discendenti del ramo di Gabriele si trasferirono a Milano, senza investire in un territorio cui rimasero di fatto estranei. Nel 1611 le comunità di Giussano, Sovico ed Albiate furono citate in giudizio dai Balbiani perché da tempo riscuotevano direttamente i dazi e versavano loro solamente un canone annuo, inferiore al gettito effettivo. I feudatari vinsero la causa, ma dovettero fare i conti con un gruppo di bravi che li minacciava costantemente durante le loro trasferte in Brianza. Dal 1647 inizia la vendita di parti del feudo ai Crivelli: Verano e Robbiano; nel 1688, Giussano.

Poco più d’un secolo più tardi, quando stava per estinguersi la discendenza di Angelo, un Balbiani del ramo livornese s’offrì di rilevare Sovico ed il poco che restava del feudo per tre mila fiorini; il governo austriaco preferì “incamerarlo” dopo la morte di Benedetto, canonico a S. Stefano (Milano). Sovico venne quindi infeudata nel 1770 ad un nobile di fresco conio, Pietro Andreoli, ma pochi anni dopo i francesi conquistarono lo Stato ed abolirono definitivamente il sistema feudale; in quel periodo consolidarono le proprietà dei terreni nella zona due famiglie divenute ricche grazie alla gestione della Ferma Generale austriaca: dapprima i Greppi, poi i Mellerio. Il conte Giacomo (1777-1847) nel 1810 sostenne blandamente la richiesta d’un gruppo di abitanti di Albiate d’ampliare il territorio comunale, ma fu solo nel 1841 che Triuggio “perdette” Ponte e Sovico Canonica; tre anni prima l’antica Pieve era stata suddivisa dall’arcivescovo nei tre vicariati di Agliate, Besana e Carate.

Nella seconda metà del XIX secolo il bacino del Lambro tra Carate e Monza fu interessato da uno sviluppo impetuoso dell’industria tessile; nei due “poli” gl’investimenti furono tali da favorire l’intera filiera del cotone, dai filati al candeggio; i centri intermedi si caratterizzarono per la presenza, in ciascuno, d’una azienda-leader, che assorbiva manodopera locale, ma era diretta da Monza o da Milano; tra queste ricordiamo a Ponte la tessitura di Galeazzo Viganò (1880), a Sovico la Frette, con i tessuti destinati ad alberghi, caserme e comunità, leggermente meno pregiati rispetto a quelli realizzati a Concorezzo, e a Macherio i velluti della Visconti di Modrone.



Altri articoli di questo autore

Albano e le vie dei Castelli
Su e giù attraverso la storia lungo le antiche strade...
Continua >>
Le due sponde del Reno a Casalecchio
Le attività produttive, gli edifici sacri, i castelli, le caserme...
Continua >>
 

Gli articoli di questo mese

Vita aziendale
Polonia: passato e presente Dal 22 al 24 ottobre scorso, la...
Continua >>
Origini e contenuti della cucina...
Nel 2010, in piena globalizzazione, da un punto di vista...
Continua >>
Quando la poesia diventa musica
Trent’anni fa, in una strada di New York, uno squilibrato...
Continua >>
Cantù, la piccola capitale del...
Per diversi secoli, la lavorazione di pizzi e merletti è...
Continua >>
Ferdinando Martini, docente, commediografo, pubblicista
L’Ottocento a Firenze attraverso l’occhio di un testimone: dal ritratto...
Continua >>

Cerca nel sito