Domenica 20 Maggio 2012
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Como fra XII e XIII secolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Ronchi   

Come Franchino, divenuto capo del casato dei Rusca, seppe compiere scelte politiche autonome in difesa degli interessi economici e commerciali della città

 

Tra la seconda metà del XII secolo e il primo trentennio del ‘300 Como fu interessata dal consolidamento della sua vocazione commerciale e produttiva. La città mantenne l’impianto urbanistico antico; su impulso dell’imperatore Federico Barbarossa, tra il 1159 e il 1175 si dotò di mura in pietra, poste 20 metri al di là del tracciato di quelle d’epoca bizantina, ormai inglobate da edifici ed opifici. Perno della difesa verso sud-ovest divenne la fortezza del Baradello, posta sull’omonimo colle (430 metri s.l.m). Solo nel 1288 i comaschi completarono il circuito delle mura, collegandolo alla torre Rotonda, realizzata dalla famiglia Rusca, là dove dagli inizi dell’800 si trova il Teatro Sociale.

Le fortune dei Rusca in Como crebbero agli inizi del ‘300 anche grazie ai legami con l’ordine degli Umiliati, che nel corso d’un secolo d’industriosa attività legalizzata nella produzione e commercio dei panni di lana avevano acquisito un’invidiabile ricchezza. Gli operatori del settore, laici o religiosi che fossero, avevano nel libro paga alcune decine di persone, se si sommano ai lavoranti di città i contadini che accettavano lavori a domicilio su rudimentali telai in legno. I laboratori per i panni di lana si trovavano nel Borgo di S. Agostino, al di sotto di Brunate, abbastanza ripido da muovere le folle con la forza della caduta d’acqua.

I Rusca avevano un castello a Civello (Valmadrera) e varie case nel borgo Vico, ad ovest del torrente Cosia. Franchino divenne capo del casato nel 1311, l’anno in cui il vescovo Leone III Lambertenghi, in carica dal 1294, convinse i maggiorenti di parte guelfa, i Vitani, del fatto che Como aveva bisogno di mantenere la supremazia sulle valli del versante occidentale del Lago, in un periodo in cui i prodotti comaschi subivano la concorrenza dello “stato” visconteo. Esso favoriva i collegamenti tra la pianura, Lecco e la Valtellina; un itinerario prossimo a quello della “comasca” val Chiavenna, itinerario verso lo Spluga, la valle del Reno e la Germania.

Il Rusca batteva moneta propria (dopo aver acquisito dall’imperatore Ludovico il Bavaro il titolo di Vicario imperiale) e rafforzò le difese della città con le torri di S. Vitale e di P.ta Nuova. Franchino seppe profittare delle rivalità sorte tra gli eredi del suo “modello” Matteo Visconti, e in particolare tra Galeazzo e Marco, per intraprendere scelte politiche autonome: nel 1325 insieme al fido fratello Zanino attaccò in Valtellina, dove però si rivelarono efficaci le mura fatte costruire a Sondrio da Egidio de’ Capitanei; nel medesimo anno cercò (invano) di far accettare al papa francese Giovanni XXII la nomina d’un altro fratello, Valeriano, a successore del Lambertenghi.

La Val Leventina era soggetta dal 1281 al capitolo di Milano. Gli svizzeri, per vendicare le offese di taluni valligiani nei confronti dei mercanti di val Orsera, scesero dal Gottardo e si presero Airolo e Faido; Franchino li fermò a Giornico ed iniziò a trattare con loro un accordo per l’esenzione dai pedaggi in favore per i mercanti dei cantoni di Lucerna, Uri e Unterwald in transito nelle vallate dell’odierno canton Ticino.

Fece anche un trattato con gli abitanti della valle di Blegno a tutela della Leventina, e specialmente il contado di Bellinzona e la val Chiavenna. Nel 1328 Como s’accordò con la Repubblica di Venezia per il commercio del sale, che rappresentava insieme ai cereali un prodotto fondamentale per l’economia delle valli, a partire dalla produzione casearia. Il sale grezzo giungeva per via d’acqua a Gera, nei pressi di Gravedona; lì veniva liberato dalle impurità e caricato sui muli diretti nei Grigioni.

Franchino, a differenza dell’astuto Azzone Visconti, figlio di Galeazzo, rimase sempre fedele al partito ghibellino, anche per l’influsso del suocero Verardino Longarolo, braccio destro di Mastino della Scala.

Tale scelta si rivelò poco felice:

a) contribuì ad attirare su Como l’interdetto papale (1328-35), e l’azione degli inquisitori, favorita dal vescovo domenicano Benedetto

d’Asnago, cui Franchino aveva negato

l’ingresso in città;

b) indusse i Rusca ad inimicarsi i Grassi, signori di Cantù;

c) non impedì l’esautorazione del signore di Como nel 1335, quando rimase fermo

all’Adda il contingente mandato in suo soccorso dagli scaligeri per contrastare l’attacco dei fuoriusciti guelfi.

Piuttosto che cedere a loro il potere, il Rusca consegnò la città al giovane Visconti, il quale accettò di lasciare a Franchino l’amata Bellinzona e - con i danari del Rusca - condusse un’altra campagna contro Sondrio. Ma già l’anno dopo tolse la maschera, avviando la costruzione del celebre ponte di Lecco, che avrebbe dato un duro colpo ai commerci comaschi, cui non rimase che volgersi verso il Gottardo.

 

A Como, la filiale del Banco Desio è in Via Monti,1

 



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