Domenica 20 Maggio 2012
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Un’idea vincente: la componibilità PDF Stampa E-mail
Scritto da Enrico Casale   

è grazie a questo concetto rivoluzionario che una piccola bottega artigiana della Brianza diventa la LEMA, azienda di punta del settore del mobile che serve 400 punti vendita in Italia e 500 all’estero

La produzione ha una dimensione industriale con tecnologie all’avanguardia e un’organizzazione del lavoro studiata nei minimi particolari. Ma il cuore è ancora quello dell’artigiano. Quell’artigiano brianzolo che per secoli ha prodotto non semplici mobili, ma pezzi unici curati nel dettaglio e destinati a durare nel tempo. La LEMA è così: una solida realtà industriale con radici profondamente radicate in una terra, la Brianza, che ha saputo fare dell’arredamento un’arte riconosciuta in tutto il mondo. Ne abbiamo parlato con Angelo Meroni, presidente della LEMA.


Quando è nata LEMA?

«LEMA è nata nel 1970, ma per comprendere la sua storia e la sua evoluzione è necessario fare un passo indietro. Nel 1939 mio nonno Angelo crea la “Sorgente dei mobili”, una bottega artigiana che aveva sede ad Arosio. Non era poi così diversa dalle tante botteghe artigiane che in quegli anni erano diffuse in Brianza. Produceva mobili per la sala da pranzo e per la camera da letto, pezzi unici realizzati in stile simil-classico su richiesta del cliente. Alla fine degli anni Quaranta, mio nonno decide di aprire un negozio a Milano e di affidarne la gestione a mio padre Luigi. In quel negozio si vendono i mobili prodotti ad Arosio e accessori di arredamento.

«Mio padre vuole però espandere l’azienda paterna. Prende spunto dalle aziende tedesche nelle quali, in quegli anni, il settore mobile-arredamento era particolarmente avanzato. Infatti in Germania molti mobilifici hanno una dimensione industriale. E così la bottega di Arosio gradualmente cresce. Mano a mano che i terreni intorno al primo capannone si rendono liberi, lui li acquista per creare nuovi capannoni. Investe anche in macchinari sempre più sofisticati. Se prima si realizzava un mobile alla volta, secondo lo stile artigiano, tra gli anni Cinquanta e Sessanta si iniziano a produrre mobili in piccole serie. Questa è la prima vera svolta industriale. Mio padre capisce però che la dimensione industriale non basta. Per produrre buoni mobili è necessario partire da buoni progetti, inizia così a collaborare con architetti di Cantù».

 

Quando viene introdotto in azienda il concetto di componibilità?

«Negli anni Sessanta, la nostra azienda inizia a collaborare con Angelo Mangiarotti, un architetto milanese. È lui che ci introduce alla componibilità. Un concetto rivoluzionario: non si producono più mobili finiti, ma elementi con misure standard che vengono poi montati secondo le esigenze del cliente. Il primo prodotto di questo genere sono i “Bussolotti”, sorta di scatole con uno o più ripiani o ante, che vengono messi nelle posizioni scelte dal cliente. Si ottengono quindi mobili in stile moderno, ma diversi uno dall’altro».

 

Questo nuova concezione di arredamento implica anche cambiamenti nel sistema produttivo?

«Ovviamente sì. In quegli anni, siamo a metà degli anni Sessanta, l’azienda è ancora ad Arosio dove la fabbrica è spezzettata in diversi capannoni scollegati tra loro. Una soluzione non ottimale. Mio padre decide così di acquistare un terreno ad Alzate Brianza e di costruirvi una fabbrica moderna adatta a produrre in serie e con i reparti collegati tra loro. Nasce così lo stabilimento che è ancora la nostra sede principale. Con il nuovo stabilimento cambia anche il modo di lavorare. In quegli anni, si forma un ufficio tecnico che diventa il cuore dell’azienda. Al suo interno c’è chi tiene i rapporti con il designer, chi disegna i moduli per poterli mandare in produzione, chi riceve gli ordini e li sviluppa, eccetera. Infine, nel 1970, nasce LEMA (Luigi Enrico Meroni Arredamenti) ».

 

Continua anche la collaborazione con architetti e designer?

«Non solo continua, ma diventa sempre più strategica. Oltre alla collaborazione con l’architetto Mangiarotti, inizia anche la collaborazione con gli architetti Frattini e Agnoli. Ed è proprio grazie alla collaborazione con l’architetto Agnoli, che prende il via la nuova grande svolta dell’azienda. È il 1978 quando Agnoli elabora il concetto di “spalla portante”. Una vera rivoluzione nel modo di ideare, produrre e vendere i mobili. Il sistema è semplice quanto geniale: i “Bussolotti” preassemblati da montare uno a fianco all’altro vengono sostituiti da mobili costituiti da pannelli verticali e orizzontali svincolati che vengono poi montati a casa del cliente. Il progettista può disegnare l’arredamento di un ambiente sapendo che può disporre di pannelli nelle misure che desidera. Il primo mobile costruito secondo questo sistema è “Lo Scaffale” (1978), seguito dall’”Armadio al Centimetro” (1981)».

 

Anche in questo caso si rivoluziona il sistema produttivo e quello commerciale...

«È una rivoluzione soprattutto per il punto vendita che ha la possibilità di vendere mobili a prezzi industriali, ma fatti su misura come se fossero realizzati da un artigiano. I negozi non erano pronti a un’evoluzione del genere, ma piano piano si sono adeguati. E si è così creato un sistema di produzione e distribuzione unico. Il cliente si rivolge al nostro punto vendita portando le misure degli spazi che intende arredare, indicando quale tipo di mobile ha scelto e di quale colore. Il punto vendita, in base a queste informazioni, disegna una composizione che tiene conto delle esigenze del cliente e poi spedisce l’ordine a LEMA. Nel giro di un paio di giorni, LEMA invia la conferma dell’ordine con allegato il disegno esecutivo dei nostri tecnici e la data di consegna. Se dobbiamo essere sinceri, anche noi all’inizio non eravamo preparati. Abbiamo dovuto modificare i flussi di lavoro, trovare spazi intorno all’azienda per ospitare nuovi reparti. Di fronte all’ordine del cliente, noi abbiamo solo un semilavorato grezzo che dobbiamo verniciare, tagliare su misura, consegnare e montare. Ciò richiede tecnologie all’avanguardia, un ufficio tecnico preparato e una flessibilità produttiva unica».

 

Negli anni la vostra azienda ha scommesso molto sulla qualità del prodotto, ma anche sul servizio al cliente.

«La nostra è un’azienda tecnica di sistemi portata all’esasperazione del servizio. Per noi il servizio al cliente è fondamentale. Non vendiamo direttamente al pubblico, il nostro cliente è il punto vendita. È quindi molto importante che questi sia sicuro che quando vende i nostri prodotti non avrà problemi di consegna o di qualità. La data di consegna che indichiamo sulla conferma d’ordine serve a LEMA per organizzare la produzione settimanale e al negoziante perché sa quando riceverà la merce e può avvisare il cliente finale che deve organizzarsi per riceverla. Per poter arrivare a questo livello di organizzazione, ci siamo impegnati anche a offrire una formazione continua ai venditori dei punti vendita che vengono invitati in azienda a seguire corsi ad hoc».

 

Oggi quali sono i settori nei quali è presente LEMA?

«Produciamo mobili per la zona giorno e la zona notte. Non mobili tradizionali, ma veri sistemi di arredamento che possono essere assemblati per ottenere la soluzione che meglio si adatta alle singole esigenze. A questi si aggiungono tavoli, sedie, letti e altri accessori d’arredo quali madie, scrittoi o poltroncine che servono ad affermare il brand soprattutto all’estero. Oggi ci avvaliamo della collaborazione dell’arch. Piero Lissoni, nostro art director ormai da 15 anni.

«LEMA però non arreda solo la casa. Dal 1975 si è dedicata anche all’area “contract”, cioè l’arredamento di alberghi e negozi. Noi partecipiamo a grandi commesse internazionali, lavorando su progetti specifici di grandi architetti o designer. La sperimentazione sul design e sulle tecnologie richieste per il raggiungimento di questi progetti è avanzatissima, ma ha forti ricadute anche sui processi produttivi, per così dire, “di serie”. Il team di tecnici dedicato esclusivamente a questo settore ha raggiunto le 25 persone ed è ancora in crescita. Abbiamo realizzato alberghi in tutto il mondo tra cui alcuni appartenenti alle catene Radisson e Mariott.

«Anche nel settore dei negozi abbiamo realizzato progetti complessi. Per esempio, abbiamo rifatto gli arredamenti degli 850 negozi in franchising della Vodafone. In progetti di questo genere non si parla solo di legno ma di molti altri materiali che compongono l’arredo come vetro, acciaio, plexiglass e vari tipi di illuminazione, e soprattutto è necessaria una organizzazione logistica su tutto il territorio perfettamente funzionante».

 

Voi producete anche mobili per ufficio?

«Sì, se ne occupa una società appositamente costituita nel 1992. Si chiama “International Office Concept” e ha collaborato con lo studio Castiglia Associati. Questa società ha saputo mettere a punto soluzioni funzionali e tecnologiche adatte ai mutamenti dei luoghi di lavoro, ottenendo così una posizione di rilievo su scala internazionale. Tra le nostre realizzazioni, le pareti divisorie della redazione del New York Times, nel palazzo che Renzo Piano ha realizzato per la prestigiosa testata a New York, oltre all’arredamento della nuova sede della Goldman Sachs».

 

Oggi, che tipo di azienda è LEMA?

«LEMA è un’azienda di punta del settore mobile-arredamento italiano. Abbiamo 280 dipendenti e due sedi produttive: una ad Alzate Brianza, l’altra a Giussano. Attualmente il 50% del fatturato proviene dal settore casa, il 35% dal settore “contract” e il 15% dagli uffici. Forniamo circa 400 punti vendita in Italia e 500 all’estero, prevalentemente in Europa, ma stiamo cercando di far crescere il mercato nordamericano e quello asiatico. La nostra è rimasta un’azienda familiare. L’eredità di mio nonno Angelo, di mio zio Enrico e di mio padre Luigi, scomparso nel 1981, è stata raccolta da mia mamma Carla. Insieme a me poi lavorano le mie sorelle Marisa e Marinella e mio cognato Marcello. Ci teniamo a essere un’azienda familiare - conclude Angelo Meroni -. Questa caratteristica ha garantito nel tempo una visione imprenditoriale salda e uno sviluppo coerente, fondati sul rispetto del cliente, sull’innovazione e sullo sviluppo di nuovi mercati e di nuovi prodotti».



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