| Quando la qualità è di classe assoluta... |
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| Scritto da Enrico Casale |
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…la si ritrova nelle grandi istituzioni storiche, nelle ambasciate e negli alberghi di lusso, nelle residenze dei potenti come delle popstar. Con un’etichetta tutta italiana, quella di Colombo Stile Nicola II, lo zar di tutte le Russie, sarebbe orgoglioso dei nuovi mobili che arredano il Cremlino. Oggi come allora la qualità è al top e lo stile rispecchia il gusto della casa regnante. Gli artigiani dei primi Novecento hanno trovato degni eredi. E questi eredi non sono russi, ma italianissimi. Un’azienda che è nata in Brianza e che in Brianza ha sempre mantenuto le proprie radici: la Colombo Stile Spa di Meda. A guidarla è un gruppo di imprenditori, dei quali abbiamo il piacere di intervistare il Vice Presidente in carica Antonio Colombo, 63 anni, imprenditore intraprendente che ha saputo coniugare con i propri soci l’attenzione alla qualità produttiva con l’innovazione e la ricerca stilistica, dando vita a una gemma dell’arredamento artigianale italiano di alta classe e di un savoir-faire riconosciuto in tutto il mondo al servizio delle più grandi istituzioni storiche (tra le quali appunto il Cremlino), delle ambasciate, degli alberghi di lusso delle grandi capitali. Con lui abbiamo parlato dell’Azienda e di come negli anni abbia saputo fare da battistrada nel settore dell’arredamento di altissima qualità, non solo in Italia, ma nel mondo.
Antonio Colombo quando e come è nata la Colombo Stile? “La Colombo Stile, come tale, nasce nel 1973. I soci fondatori sono un padre, il figlio e due nipoti. È un’azienda familiare anche se, fin dagli inizi, ha una struttura industriale. È un’azienda leader nel settore mobile-arredamento e, negli anni Settanta e Ottanta, ottiene ottimi risultati, che le danno una fama notevole. Nel 1989, però, va incontro a una grave crisi legata anche ai problemi di passaggio generazionale. Per far fronte a questa crisi, i vecchi proprietari si rivolgono alla Siparr, l’azienda della quale ero socio”.
Di che cosa si occupava la Siparr e quando ha acquisito la Colombo Stile? “Siparr era una società nata nel 1985, che aveva sede a Meda. Aveva quattro soci: due medesi (io che venivo da tre generazioni di imprenditori nel settore legno e un collega che aveva esperienze commerciali) e due non brianzoli (manager che avevano lavorato con i mercati stranieri). Realizzavamo mobili prodotti su misura e su disegno. È l’attività che viene tecnicamente definita contract. Anche se il contract originale è quello in cui, realizzata la struttura grezza della casa, viene chiesto a un imprenditore di allestirla completamente dagli impianti ai pavimenti, dalle finestre alle porte. In realtà noi ci occupavamo solo della parte legno: entravamo in strutture già parzialmente completate e realizzavamo boiseries, mobili, tavoli, sedie e poltrone, ecc., secondo le indicazioni dei designer e degli architetti con i quali collaboravamo. Nel 1992 la Siparr acquisisce per fusione la Colombo Stile e ne prende il nome. Era un po’ come se il topolino avesse mangiato l’elefante. La Colombo Stile aveva una storia e un nome importante, la Siparr era una realtà piccola e meno conosciuta”.
Dopo l’acquisizione, come si sono fuse le due realtà? “La fusione tra le due società coincide con una crisi del mercato mondiale (siamo all’inizio degli anni Novanta ed è appena terminata la prima guerra del Golfo). La Colombo Stile, già in difficoltà per la pesante eredità lasciata dalla passata gestione, ne soffre particolarmente. La nuova dirigenza decide quindi di operare una forte riorganizzazione. Dalla fusione abbiamo cercato di sfruttare al massimo le possibili sinergie tra le due realtà. Siparr aveva una notevole capacità organizzativa, ma soprattutto aveva una struttura produttiva decentrata sul territorio, grazie a una rete di terzisti che lavoravano per lei. La produzione di mobili su misura e su disegno si avvaleva infatti delle specializzazioni di decine di piccole imprese artigianali che erano e sono presenti in Brianza. Siparr porta poi in dote uno stile innovativo. Alla fine degli anni Ottanta e all’inizio anni Novanta emerge, in contrapposizione al design minimalista, il post modern fatto di una complessa ricerca di materiali e colori. È uno stile nuovo, ma che si ispira a quelli del passato. È il frutto del lavoro di architetti e designer che negli anni hanno poi creato proprie scuole. Penso a Ettore Sotsass, Alessandro Mendini, Paolo Portoghesi. Tra essi c’è anche l’architetto elvetico Carlo Rampazzi, collaboratore creativo nella Colombo Stile. La rete di clienti che Colombo Stile aveva in Europa era interessante e più vasta di quella della Siparr (allora concentrata soprattutto sui mercati mediorientali). La Colombo Stile aveva poi un nucleo produttivo interno discretamente organizzato, con una tipologia di prodotti interessanti, come ad esempio le riproduzioni degli stili classici”.
Su quali produzioni si concentra la Colombo Stile? “All’interno dell’azienda prendono forma tre anime. Rimane radicata e si fortifica la produzione di mobili speciali e su disegno. Altrettanto radicata è la produzione di stili classici, cioè gli stili storici: dal Luigi XV fino al Decò. La terza anima la definirei lo ‘stile eclettico’ che non ha stilemi precisi, ma si affida alla fantasia dei designer e degli architetti riprendendo colori, materiali e dettagli del passato. In questo campo, Colombo Stile sviluppa una forte sinergia tra la consolidata esperienza della società nella lavorazione del legno e il desiderio di innovazione, permettendo l’inizio di una spericolata e lungimirante sperimentazione di forme e materiali. Viene intenzionalmente rotto ogni schema di realizzazione tradizionale: si lavora il piombo unito al legno, il plexiglass agli stucchi veneziani, il vetro alle fusioni a cere perse; non si tralasciano gli smalti, gli specchi, le lacche e le cerature tinte; appare il ferro vicino alle passamanerie, al bronzo dorato si uniscono pietre dure e lastronature a foglie d’argento e d’oro. I materiali sono tutti di altissima qualità, il meglio che si possa trovare sul mercato: dal legno accuratamente selezionato alle pietre preziose, dai marmi ai vetri, dagli specchi all’oro, dalle passamanerie ai tessuti”.
Così, grazie a queste produzioni l’azienda viene rilanciata... “Gli anni Novanta sono un periodo di rilancio dell’azienda. Nel campo dei mobili speciali e su disegno lavoriamo molto con il Medio Oriente e iniziamo a lavorare in Russia. Nel 1993 Boris Eltsin coinvolge alcune aziende brianzole, tra le quali la nostra, nella ristrutturazione della Casa Bianca, sede del Parlamento russo. In quegli anni poi l’Unesco finanzia la ristrutturazione dei palazzi del Cremlino e, anche questa volta, veniamo direttamente coinvolti. Il Cremlino, che all’esterno era in un discreto stato, all’interno presentava una condizione di totale degrado. Abbiamo lavorato molto per ripristinare gli ambienti originali. Il risultato è stato di così alto livello che le autorità russe ci hanno accordato l’esclusiva per la riproduzione dei mobili degli Zar”.
Attualmente l’azienda com’è organizzata? “Negli anni Duemila l’azienda cresce in numero di dipendenti e di fatturato. A Meda rimane il quartier generale e la produzione (con un organico complessivo di 55 dipendenti). Qui si organizza tutta la nostra attività. In passato abbiamo pensato a delocalizzare parte della nostra produzione. Ma la tipologia del nostro prodotto, che è di altissima qualità con una forte attenzione al dettaglio, non ci ha permesso di farlo. Qui in Brianza troviamo tutta la competenza necessaria a creare i nostri prodotti. Dal punto di vista produttivo i filoni sono sempre gli stessi, ma si potenziano quelli legati al settore mobili speciali e su disegno e quelli di stile eclettico. Vengono acquisite aziende esterne e si stringono così le relazioni con le aziende terziste. Di alcune di esse la Colombo Stile acquista partecipazioni di controllo. Dal punto di vista commerciale, da anni ormai siamo presenti sul territorio russo. A Mosca abbiamo aperto un ufficio di rappresentanza con uno showroom. Un altro showroom è stato aperto nell’ottobre 2009 a Miami, Stati Uniti”.
Su quali mercati lavorate principalmente? “La nostra clientela spazia dall’Estremo Oriente (Giappone, Malesia, Cina e India) al Medio Oriente (dove siamo presenti nei Paesi del Golfo), dall’Europa (siamo presenti in tutto l’Est e in Francia, Germania, Inghilterra) all’Africa (in particolare, in Angola, Egitto, Tunisia e Marocco), agli Stati Uniti. Noi arrediamo ville di privati, sedi istituzionali, yacht e grandi alberghi. A Mosca, come si diceva, abbiamo arredato il Cremlino, in Medio Oriente il Burj Al Arab, l’hotel a vela di Dubai (l’unico hotel a sette stelle al mondo). Abbiamo poi lavorato in molte ambasciate e consolati e in alcuni palazzi reali nel Medio Oriente, ecc. Recentemente abbiamo realizzato anche il Carlton Hotel a Saint Moritz, il palazzo fatto costruire dallo zar Nicola II per trascorrere le sue vacanze a Saint Moritz e poi trasformato in hotel. I nostri clienti sono di altissimo livello: dai principi regnanti ai grandi magnati, dalle popstar ai personaggi sportivi. Ciò ci impone inevitabilmente una certa discrezione nel nostro lavoro”.
Recentemente però è stata pubblicata la notizia che avevate arredato la casa inglese di Michael Jackson. È vero? “Nel giugno 2009 - ci spiega Antonio Colombo - uno studio di progettazione inglese ha commissionato alla nostra azienda la prima parte di un ordine di arredi da consegnare al celebre artista Michael Jackson per la sua nuova villa in Inghilterra. A causa della tragica scomparsa dell’artista i mobili, che erano pronti, non sono stati consegnati e la cifra anticipata dallo studio di progettazione è stata restituita allo studio stesso. La vicenda per noi sarebbe finita qui, se non fosse che a metà dicembre un architetto californiano, interessato alla notizia, scatta alcune foto dei mobili di Michael Jackson nel nostro showroom. Dopo pochi giorni, la notizia e le foto appaiono su un blog californiano di gossip. L’11 gennaio, quando l’azienda riapre, le nostre linee telefoniche e di posta elettronica vengono invase da una quantità incredibile di richieste di informazioni relative a quei mobili. Abituati più alla riservatezza che al clamore delle notizie, invano tentiamo di contenerne la divulgazione. Su pressione dei media e dei fan, dall’America viene lanciata l’idea di mettere all’asta i mobili. Un’idea che, alla fine, accogliamo. A giorni i mobili partiranno per gli Stati Uniti non prima di avere fatto un tour per l’Europa dove verranno messi in mostra per i fan. L’asta si terrà a giugno in concomitanza del primo anniversario della morte della popstar ed una parte del ricavato, come da volontà nostra e della famiglia Jackson, sarà devoluto in beneficenza”. Altri articoli di questo autore |



