| Il miracolo di Sant’Anna |
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| Scritto da Enrico Casale |
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Come la Fonti di Vinadio è diventata l’azienda leader in Italia nel settore acque minerali, con 750 milioni di bottiglie vendute nel 2009. A colloquio con l’amministratore delegato Alberto Bertone
Quello dell’acqua Sant’Anna è un piccolo miracolo che ha portato, in pochi anni, un marchio italiano a diventare leader in un mercato concorrenziale come quello delle acque minerali e, allo stesso tempo, a garantire lo sviluppo di in una valle (Valle Stura di Demonte) che rischiava di morire per il progressivo spopolamento. Che cosa ha reso possibile questo miracolo? E chi ne è stato l’artefice? Ne abbiamo parlato con Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato dell’Azienda Fonti di Vinadio e Consigliere della Fondazione CRT. Come e quando è nata la vostra azienda? L’azienda Fonti di Vinadio, che imbottiglia e commercializza l’acqua minerale Sant’Anna, è nata nel 1996. Alla base dell’operazione c’era (e c’è tuttora) la convinzione delle potenzialità dell’acqua che sgorga dalle montagne che sovrastano Vinadio, nel cuore delle Alpi Marittime. Da allora, il nostro obiettivo è stato portare quest’acqua sulla tavola di tutti gli italiani. L’obiettivo oggi è raggiunto, anzi superato: se nei primi anni di attività Fonti di Vinadio Spa vendeva tante bottiglie quanti sono gli italiani (circa 60 milioni), oggi le bottiglie vendute in un anno sono tante quanti sono gli abitanti d’Europa (circa 750 milioni). Non solo, ma è l’unico marchio leader nel settore delle acque minerali a essere italiano al 100%. La proprietà infatti è detenuta da una famiglia, in un mercato in cui si registra una grande concentrazione di multinazionali.
Perché la vostra famiglia che è tradizionalmente impegnata nel settore delle costruzioni ha deciso di investire in un comparto difficile come quello delle acque minerali? La nostra è una famiglia di imprenditori che, oltre a muoversi nel settore delle costruzioni, ha sempre cercato di diversificare il suo business. In passato, per esempio, abbiamo investito nella refrigerazione industriale e abbiamo acquistato partecipazioni in alcune aziende leader di questo settore, ma siamo stati presenti anche nel settore dei mattoni e in quello degli acquedotti. Negli anni Settanta mio padre Giuseppe aveva già ottenuto una concessione per lo sfruttamento dell’acqua del Moncenisio. Il marchio poi non è mai stato commercializzato perché, in quel momento, mio padre era concentrato sul settore delle costruzioni e non ha più ritenuto di sviluppare quello delle acque minerali. Il nostro interesse nei confronti delle acque è ritornato recentemente quando siamo andati a vedere una sorgente in vendita. Per capire meglio le potenzialità di quella fonte abbiamo iniziato a studiare il territorio. Si trattava di capire su quali fonti non ancora sfruttate valesse la pena investire impegnando risorse nel marketing e creando impianti all’avanguardia. Abbiamo individuato la sorgente nella Valle Stura di Demonte e abbiamo lanciato il marchio Acqua Sant’Anna.
Quali sono i numeri significativi della vostra attività? Nel 2009 l’Azienda Fonti di Vinadio ha registrato un fatturato di 180 milioni di euro, 10 milioni di euro in più rispetto al 2008 e 102 milioni in più rispetto al 2004. Sempre lo scorso anno abbiamo venduto 750 milioni di bottiglie. Oggi l’Acqua Sant’Anna è leader assoluta del mercato italiano con una quota del 13,7%. Oltre a essere primi va detto che la nostra azienda sta andando molto bene anche in questo periodo di forte crisi che ha colpito duramente i consumi. Nei primi tre mesi di quest’anno siamo cresciuti mediamente del 10%. Il nostro impianto produttivo (lo stabilimento ha una superficie di 60mila metri quadrati) è all’avanguardia ed è diventato un modello studiato con attenzione da molte grandi aziende internazionali, del calibro di Heineken e Coca Cola. Esperti di queste multinazionali hanno visitato il nostro stabilimento di Vinadio che è un vero gioiello hi-tech, completamente rinnovato e ampliato nel corso del 2008 rispettando i principi della bioarchitettura e della bioedilizia, creando il minimo impatto ambientale nel rispetto delle forme e dei materiali tradizionalmente utilizzati in montagna.
Qual è il segreto del vostro successo? Il grande successo di vendite raggiunto dal nostro prodotto si fonda principalmente sulle qualità dell’acqua. Dal Cinquecento, epoca a cui risalgono le prime documentazioni storiche che esaltano le sorgenti della valle, la fama della bontà di quest’acqua si è diffusa anche grazie ai racconti delle migliaia di pellegrini che ogni anno salgono al santuario di Sant’Anna. Bere un sorso di quest’acqua dalla fontana del piazzale è un rito per chi, ancora oggi, sceglie di affrontare a piedi o in bicicletta la lunga e ripida salita che porta al santuario più alto d’Europa,che si trova a una decina di chilometri dallo stabilimento. L’acqua Sant’Anna ha ottenuto risultati straordinari per i valori di leggerezza (residuo fisso 22,3 mg/l), ricevendo l’autorizzazione per la dieta dei neonati e per le diete povere di sodio (solo 1,9 mg/l di sodio). L’acqua della sorgente è costantemente sottoposta a controllo chimico-batteriologico e Fonti di Vinadio rispetta il protocollo per il controllo dei passaggi produttivi a rischio, garantendo la qualità assoluta del prodotto imbottigliato. Il processo produttivo è garantito per igiene e sicurezza da impianti di imbottigliamento sempre all’avanguardia, sottoposti ad aggiornamento continuo, avvalendosi delle tecnologie più moderne presenti sul mercato.
L’acqua imbottigliata nel vostro stabilimento da quale fonte proviene? L’acqua sgorga da una sorgente a 1.660 metri di altitudine e viene condotta fino allo stabilimento dove è raccolta in undici serbatoi d’acciaio inox da un milione di litri. Da qui parte la linea produttiva e l’acqua viene subito imbottigliata affinché conservi intatte le sue caratteristiche organolettiche. Fonti di Vinadio ha il più grande impianto produttivo al mondo: 10 linee di imbottigliamento di cui le ultime due, acquistate nel corso del 2007 e collaudate nel 2008, producono rispettivamente 55mila e 45mila pezzi ogni ora ciascuna. In questo modo, dallo stabilimento di Vinadio partono ogni giorno fino a 240 autotreni.
Come funziona il vostro ciclo produttivo? Il ciclo produttivo inizia dal prelievo delle preforme, sorta di «provette», che vengono caricate in macchine denominate “soffiatrici”. Le preforme vengono riscaldate in un forno a una temperatura di 100°, che le rende malleabili e pronte per essere soffiate con aria compressa alla pressione di 40 bar, facendole aderire alle pareti di uno stampo che conferisce la forma della bottiglia. Questa viene raffreddata e portata alla temperatura di circa 5°. Attraverso la riempitrice, l’acqua di sorgente raccolta nello stabilimento entra nella bottiglia, che viene tappata, etichettata, affardellata e pallettizzata. A questo punto entrano in azione 28 veicoli a guida laser che prelevano i pallet alla fine della linea di produzione, li conducono al magazzino, da dove tornano a prelevarli per caricarli sugli autotreni. L’afflusso dell’acqua di sorgente allo stabilimento è continuo, il ciclo produttivo non viene mai fermato e l’acqua è in grado di arrivare sulla tavola dei consumatori in sole 48 ore. In controtendenza rispetto al settore, da sempre Fonti di Vinadio predilige il trasporto su rotaia anziché su strada: i camion partono dallo stabilimento e si fermano alla prima grande stazione ferroviaria a valle, dove il prodotto è caricato sui treni e quindi spedito in tutta Italia.
Negli ultimi anni nella valle qualcuno ha protestato per l’aumento del traffico e dell’inquinamento causato dai camion che trasportano l’acqua. Come rispondete a queste proteste? Quando, 15 anni fa, siamo arrivati nella Valle Stura di Demonte, la vallata era quasi abbandonata. Nessuno la conosceva più e non c’era futuro per i giovani. Tanto è vero che quasi tutti i ragazzi, a una certa età, se ne andavano. Il nostro stabilimento ha rivitalizzato la valle; ha creato occupazione e indotto. Il nome di Vinadio è tornato a essere conosciuto. Il turismo è ripartito. Oggi i ragazzi non emigrano più. Alcuni addirittura tornano. Ovviamente lo sviluppo porta traffico e inquinamento. Il nostro obiettivo è ridurre al minimo l’impatto della presenza dello stabilimento e, soprattutto, del traffico favorendo gli investimenti in infrastrutture. La strada statale in fondo alla valle, quando siamo arrivati, non poteva sopportare il transito dei camion. Adesso, non solo permette il transito dei camion, ma è anche una comoda arteria per i turisti. Le dirò di più. Siccome il problema del traffico è sentito dalla nostra azienda, stiamo spingendo presso il ministero competente e presso le amministrazioni locali perché venga allargata la vecchia strada militare che corre parallela alla statale e aggira i paesi di fondovalle. Lì si potrebbero dirottare i camion e togliere il fastidio alla popolazione.
Recentemente avete lanciato sul mercato una bottiglia prodotta con materiale biodegradabile. Di che cosa si tratta? Acqua Sant’Anna è stato il primo marchio in Europa a lanciare sul mercato un’acqua minerale che utilizza una bottiglia realizzata con plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio. Questa bottiglia soddisfa sia le esigenze dei salutisti (perché nasce da zuccheri vegetali), sia quelle degli ambientalisti (perché è biodegradabile). La nostra azienda è sensibile alle tematiche ambientali perché siamo convinti che la rivoluzione ecosostenibile possa cominciare dai prodotti di largo consumo. Per spiegarmi meglio posso fare un esempio: 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi permettono un risparmio di 13.600 barili di petrolio rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in plastica Pet, cioè una quantità di energia necessaria a fornire elettricità a 40mila persone per un mese. Inoltre, si riducono le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da tremila auto che percorrono in un anno diecimila chilometri ciascuna. Test di laboratorio hanno dimostrato inoltre che questo materiale garantisce all’acqua una purezza incontaminata, pari a quella conservata in bottiglie di vetro, mantenendo la praticità e maneggevolezza della plastica.
L’Acqua Sant’Anna viene esportata? Verso quali Paesi? Oggi l’export incide solo per il 5% del fatturato, ma crediamo molto nelle esportazioni. Nel prossimo futuro pensiamo di potenziare la nostra presenza all’estero, soprattutto nei Paesi confinanti: Germania, Svizzera e Francia (mercati in cui, per altro, siamo già presenti). Esportare però non è semplice. Affinché le esportazioni siano una voce stabile e importante nei bilanci è necessario infatti insediarsi in un Paese e ciò significa fare cospicui investimenti in marketing e nella rete di distribuzione. Un impegno che richiede tempo e risorse, ma ci stiamo lavorando.
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