Domenica 20 Maggio 2012
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Il motore a gasolio. Cioè il motore Diesel PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Battistel   

La storia dell’inventore tedesco il cui nome oggi indica un tipo di motore, un sistema di alimentazione e il relativo combustibile

 

L’automobilista che si appresta a scegliere il tipo di alimentazione per la sua nuova autovettura si trova inevitabilmente (e ci scuseranno gli storici sostenitori del GPL, ora peraltro tornato prepotentemente di moda) di fronte alla fatidica domanda: “Benzina o Diesel?” In effetti, la domanda corretta dovrebbe essere “benzina o gasolio?”. Ma tant’è, il termine “Diesel” è entrato così stabilmente nel linguaggio automobilistico da inglobare motore, tipologia di alimentazione e combustibile.

Dobbiamo a un tedesco la paternità dell’invenzione del motore “Diesel” e la sua storia merita di essere raccontata. Partiremo però dal suo tragico epilogo. Era una fredda notte di settembre del 1913 e sul traghetto che attraversava la Manica con destinazione Londra Rudolf Diesel ed un suo collaboratore, George Carels, stavano cenando. Al termine, una breve passeggiata sul ponte e poi un rapido saluto davanti alle rispettive cabine sottocoperta. Un momento dopo Carels sentì bussare alla porta, era Diesel che gli rinnovava la buonanotte e gli stringeva la mano con forza.

“Arrivederci a domattina” furono le ultime parole che pronunciò. L’indomani, Rudolf Diesel non si presentò a colazione. Aperta la sua cabina, si trovarono il letto intatto e tutti i suoi effetti personali a posto, ma dell’uomo nessuna traccia. Un paio di settimane dopo, una nave olandese avvistò e trasse a bordo un corpo umano, o meglio ciò che ne restava. Nei vestiti furono trovati un borsellino, un temperino e un astuccio di occhiali. Appartenevano a Rudolf Diesel.

La notizia della sua scomparsa fece il giro del mondo. Diesel era, infatti, l’inventore del motore che aveva rivoluzionato tra fine Ottocento e i primi del secolo scorso i sistemi di trasporto e di lavoro su gomma e per mare. Si formularono numerose ipotesi sulla sua morte, non ultima il possibile coinvolgimento dei servizi segreti tedeschi. Si era, infatti, alla vigilia del primo conflitto mondiale e Diesel nel suo viaggio d’affari a Londra aveva anche fissato un appuntamento all’Ammiragliato britannico: il timore era che rivelasse segreti tecnici sui suoi motori agli inglesi. Anche la stampa di allora alimentò queste voci, riprendendo presunte accuse di tradimento dell’industriale tedesco.

Rudolf Diesel era nato nel 1858 da una famiglia di artigiani tedeschi e sin da piccolo il giovane Rudolf aveva dimostrato spiccate attitudini verso la meccanica, incoraggiato dal padre. Fu così avviato alla scuola di Arti e Mestieri di Augusta, dove vinse una borsa di studio per l’Istituto Tecnico Superiore di Monaco. Qui terminò i corsi con risultati talmente brillanti da riscuotere il plauso accademico di tutto il corpo insegnanti della scuola. Sempre a Monaco incontrò il suo primo datore di lavoro, Carl von Linde, pioniere della tecnica di refrigerazione e “padre” del frigorifero. Von Linde aveva intuito il genio e le capacità del giovane Diesel e lo volle accanto a sé nello sviluppo delle sue tecnologie del freddo.

Diesel continuò comunque i suoi studi per realizzare un motore più efficiente di quelli allora in circolazione, un motore che utilizzasse meglio l’energia prodotta dal combustibile e ne sprecasse il meno possibile, e così annotava in un suo scritto dell’epoca: “La teoria meccanica ci insegna che soltanto una parte del calore del combustibile può essere ora utilizzata… Non ne consegue che l’uso del vapore, o di ogni altro intermediario, sia sbagliato come principio? È ovvia la convenienza di far lavorare l’energia direttamente. Ma come si può ottenere?”.

Concepì e disegnò allora un motore in cui il pistone aspirava aria pura nella sua corsa di carico e poi tornava indietro verso la testa del cilindro comprimendo l’aria ad un sedicesimo del suo volume primitivo e scaldandola notevolmente, al punto che immettendo una goccia d’olio nel cilindro l’aria calda infiammava l’olio e la sua combustione spingeva il pistone verso il basso. L’inventore trascorse ancora diversi anni sui suoi appunti ed in officina per rendere reale il suo progetto. E se fu von Linde a dare fiducia nei primi anni di esperimenti e di studio al giovane Diesel, fu un altro importante industriale tedesco (Krupp) a finanziare la costruzione del primo motore “reale”. Nell’agosto del 1893 - Diesel aveva trentacinque anni - in un’officina di Augusta l’inventore diede avvio a una strana macchina dotata di un pistone verticale. L’esplosione che ne seguì per poco non lo spedì all’altro mondo ma testimoniò ineluttabilmente che la sua

intuizione era esatta: pochi anni più tardi sempre ad Augusta Diesel fu in grado di presentare un motore da venti cavalli vapore che sbalordì i tecnici presenti per rendimento ed efficienza.

Il successo fu strabiliante e in pochi anni Rudolf Diesel si trasformò da brillante inventore in industriale con stabilimenti che in tutta Europa sfornavano motori per navi, automobili, trattori. Tentò anche un approccio nel 1912 con il mercato statunitense, che riteneva - a ragione - assai promettente, ma non fece in tempo a goderne i frutti perché - e siamo tornati all’epilogo della storia di Diesel - dal traghetto sulla Manica l’inventore tedesco non scese mai più vivo.

Alcuni anni dopo il mistero sulla sua scomparsa venne definitivamente chiarito: Rudolf Diesel si era tolto la vita in relazione ad una situazione finanziaria disastrosa; bravo ingegnere ma pessimo finanziere si era dato, per favorire lo sviluppo delle sue società e degli stabilimenti di produzione del suo motore, a investimenti a rischio elevato, registrando perdite che lo avevano portato sull’orlo del fallimento. Uomo geniale ed orgoglioso, non avrebbe tollerato lo scandalo e quella fredda sera di settembre le acque nere della Manica gli parvero l’unica ed irreversibile via d’uscita.

 



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