Domenica 20 Maggio 2012
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Breve storia di Villa Cusani Traversi Antona Tittoni PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Tosi   

Poco noto al di fuori della Brianza, il maestoso edificio di Desio risulta un’autentica sorpresa per il visitatore, che rimane colpito dalle dimensioni dell’architettura e dalle fastose decorazioni interne

Nei primi anni del secolo scorso tornava a risplendere, a Desio, l’edificio civile architettonicamente più rappresentativo e sfarzoso della città: Villa Cusani Traversi Antona Tittoni.

Oggi inglobata nell’agglomerato urbano novecentesco, dominava a quei tempi, assieme alla basilica, l’intero skyline cittadino, caratterizzato da modeste abitazioni.

La costruzione della villa risale agli anni Settanta del XVIII secolo quando, su iniziativa del marchese Ferdinando Cusani, viene incaricato del progetto Giuseppe Piermarini, architetto del Teatro alla Scala e delle residenze arciducali di Monza e Milano. L’intervento diretto del Piermarini è possibile grazie agli stretti legami con la corte, alla quale partecipa in veste di ciambellano. Celebre è anche il giardino all’inglese della villa, uno dei primi in Italia, dotato di un laghetto navigabile, scorci romantici, finte rovine e tempietti classici, con serre riscaldate dove coltivare piante di ananas e caffè.

I provvedimenti napoleonici colpiscono però i Cusani, costretti, nel 1817, a cedere l’intero complesso all’avvocato Giovanni Battista Traversi. Rappresentanti della borghesia emergente, Traversi e la moglie Francesca Milesi cercano di assumere modi e abitudini dell’alta società milanese: dopo l’acquisto di una dimora extraurbana (la villa di Desio), rilevano dai conti Anguissola l’omonimo palazzo in Corsia del Giardino a Milano (odierna via Manzoni, a due passi dalla Scala), che ospita oggi le collezioni Banca Intesa ed è stato recentemente aperto al pubblico. Nei migliori salotti la Milesi incontra Pelagio Palagi: l’artista bolognese, ambitissimo ritrattista (secondo solo all’amico Hayez), viene ingaggiato per alcuni interventi nel parco Traversi di Desio.

Dopo una prima idea per un imponente mausoleo destinato ad accogliere le spoglie dell’avvocato, viene innalzato un fantasioso castello neogotico, con alta torre a punta (simile al tiburio dell’abbazia di Chiaravalle) e grandi pentafore archiacute in marmo bianco, simili a elaborati merletti. L’intero edificio è costruito in cotto e legno ospitando, sulla facciata verso il parco, una raccolta di oltre ottanta pezzi di scultura antica: frammenti architettonici medievali, sculture campionesi e quattrocentesche, frontali di sepolcri, capitelli e stemmi, per la massima parte poi entrati, a metà Novecento, nel Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano.

Tra le opere più importanti tre Santi provenienti da una porta urbica milanese e due Virtù di Agostino Busti detto il Bambaia, oggi nel museo di Fort-Worth, in Texas. Negli anni Quaranta Palagi, pur trasferitosi in Piemonte come “pittore preposto alla decorazione de’ Reali Palazzi” di re Carlo Alberto di Savoia, cura l’ammodernamento stilistico e architettonico della villa desiana: ne impreziosisce i prospetti e ridisegna completamente gli interni del piano nobile, creando una sequenza continua di stanze in stili totalmente differenti. Murando il portico piermariniano, ricava una nuova sala da pranzo per gli ospiti, dipinta ad affresco da un ambitissimo maestro dell’epoca, Luigi Scrosati (famoso per i suoi interventi in Palazzo Poldi Pezzoli a Milano).

Lo stile a incrostazione di questo locale, caratterizzato da architetture simulate a finti marmi, contrasta apertamente con il salone attiguo neoclassicheggiante, di un bianco candido con fregi e decori in legno dorato. Piccole feste e serate musicali sono organizzate in questo ambiente, come ricorda con affetto il pittore Francesco Hayez, spesso ospite della villa. Ai lati del salone si aprono invece due salottini di dimensioni contenute che conducono da una parte alla calda atmosfera della Sala Neogotica (che, da autentico capolavoro d’intarsi lignei archiacuti, sembra proiettare il visitatore in un romanzo di Walter Scott) e dall’altra all’ampia Sala del Biliardo (o delle Colonne), in un rigoroso stile ionico con decori e profili in oro (anche se l’intera stanza è frutto di una recente ricostruzione, seguita a un devastante incendio).

Di estrema bellezza sono anche i pavimenti in seminato veneziano dell’intero piano nobile, per la massima parte disegnati dallo stesso Palagi, che ideò persino gli arredi – dispersi nel Novecento – e la raffinata cancellata d’accesso. Lo splendore e il continuo passaggio tra le sale da uno stile all’altro, tipico del periodo eclettico, si deve imputare alla precisa volontà della committenza (non più di stirpe nobile, ma appartenente alla borghesia emergente), desiderosa di mettere in mostra la posizione sociale ed economica raggiunta sbalordendo il visitatore.

Nel 1860, dopo la morte dei coniugi, l’intero complesso passa al nipote, Pietro Giovanni Antona Cordara Traversi. Insigne giurista e fervente risorgimentale, egli partecipa attivamente alla vita politica del neonato Regno d’Italia. Tale impegno si riflette anche nella proprietà desiana, che accoglie nuove opere d’arte impregnate dal suo spirito romantico e polemico: la statua dell’Arnaldo da Brescia e il gruppo scultoreo del Faust e Margherita di Antonio Tantardini, oltre che il maestoso dipinto (sei metri di larghezza) di Eleuterio Pagliano raffigurante uno degli episodi decisivi della Seconda Guerra d’Indipendenza, il Passaggio del Ticino a Sesto Calende dei Cacciatori delle Alpi (1865), oggi conservato nei Civici Musei di Varese.

Nel 1900 villa e parco passano alla famiglia di Tommaso Tittoni, all’epoca prefetto di Napoli con una notevole esperienza politica alle spalle. Pochi anni dopo ricopre la carica di Ministro degli Esteri, ospitando nella proprietà desiana ambasciatori e diplomatici di grande profilo istituzionale. Furono per questo necessari lavori di ammodernamento al giardino e alla villa, con la costruzione dello scenografico scalone di collegamento con il primo piano (sino ad allora adibito a spazio privato, scevro di particolari decorativi o architettonici) su progetto di Luca Beltrami, che aveva da poco terminato l’intervento di restauro del Castello Sforzesco di Milano. Lo stesso Beltrami disegna anche il classicheggiante mausoleo funebre del parco, sotto il quale scorreva la Roggia Traversi.

Morto il Tittoni, gli eredi smettono di frequentare la villa. Durante la seconda guerra mondiale, essa viene occupata più volte da soldati di diverse nazionalità, con inevitabili danneggiamenti e spoliazioni. È però l’enorme parco a subire i maggiori guasti, con l’abbattimento di numerose piante secolari e la successiva lottizzazione delle aree meno prossime alla villa. Quest’ultima viene donata dai proprietari ai Missionari Saveriani di Parma, poco dopo la fine del conflitto; ma i religiosi, desiderosi di adibirla a convitto per i novizi, si rendono ben presto conto delle difficoltà economiche e gestionali che un edificio monumentale comportava.

Lunghe trattative per la cessione della villa al Comune di Milano sfociano nel nulla, e solo nel 1975 la proprietà è ceduta al Comune di Desio, assieme a una porzione del parco oggi pubblico. Il mineralologo Pio Mariani acquista e restaura con grandi difficoltà la Torre neogotica, allora in condizioni conservative disastrose. Soltanto in anni recenti sono stati promossi importanti interventi di restauro e adeguamento della villa, con la trasformazione a biblioteca comunale dell’ala orientale degli ambienti di servizio e il ripristino degli intonachi delle facciate. Il piano nobile dell’edificio è attualmente visitabile su prenotazione e in occasione di iniziative particolari, come l’ormai tradizionale appuntamento di fine settembre di “Ville Aperte”. Il primo piano ospita invece, oltre a mostre ed esposizioni temporanee, la collezione permanente dello scultore Giuseppe Scalvini.

Luca Tosi -
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