Domenica 20 Maggio 2012
Home La Banconota - Anniversari Fra isole lontane e jungle inesplorate
Fra isole lontane e jungle inesplorate PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Ceccatelli   

Tanti i luoghi mitici in cui lo scrittore vicentino Emilio Salgari, scomparso 100 anni fa, ha saputo condurre i suoi lettori, nel nome dell’avventura e alla difesa dei più deboli

Confessiamolo: durante lo scorso Festival di Sanremo, ascoltando il cantautore brianzolo Davide Van De Sfroos celebrare a suo modo Yanez de Gomera, Marianna, Tremal Naik e Sandokan, è capitato a tutti quelli di una certa età di risentire il sapore di isole lontane e di jungle inesplorate che proveniva dai libri di Emilio Salgari. Altri tempi: alla generazione d’oggi si regalano più programmi di computer che libri d’avventure, per cui quel profumo di ribellione del buon principe pirata contro il cattivo colonialista si va perdendo, se non si è già perso negli angoli più lontani della memoria e della biblioteca di famiglia.
Sia come sia, occorre comunque ringraziare l’autore di quelle pagine importanti per i ragazzini dei primi decenni del secolo scorso, quell’Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari che riuscì ad avvincere i lettori con la sua fertilissima fantasia, non confortata dall’aver visitato chissà quali luoghi lontani, ma alimentata dalle pagine di altri libri magari scovati nelle biblioteche cittadine.
Un scrittore, Salgari, di cui ricorre quest’anno il centenario della scomparsa, e che va dunque ricordato se non per i suoi meriti letterari (di cui altri e non noi potranno discutere) almeno per ciò che ha donato ai lettori: la curiosità per l’esotico, la ricerca dell’avventura non fine a se stessa ma in nome del trionfo della giustizia sull’ingiustizia, e cioè del bene contro il male. Con un contorno di sentimenti - l’onore, l’amicizia, lo schierarsi a favore dei più deboli - interpretati certamente da personaggi piuttosto semplici, ma immersi in contesti inusuali e in vicende capaci di catturare l’attenzione dei lettori.
Non ha mai conosciuto lo scrittore i luoghi di cui ha parlato, dunque, ma è comunque
riuscito a costruire una serie di avvincenti avventure partendo, lui nato a Verona nel 1862, da quell’amore per il mare che lo portò a studiare al Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi” di Venezia, con l’ambizione iniziale di diventare un capitano di marina, titolo che si attribuì impropriamente per tutto il corso della vita.
Un esploratore e un capitano di fantasia, allora, visto che la sua unica esperienza a bordo di una nave durò qualche settimana in Adriatico, in un viaggio per mare compiuto nell’anno in cui interruppe gli studi, il 1881, viaggio che lo portò da Venezia a Brindisi e ritorno.
Non fu una grande crociera esotica, questo itinerario, ma di certo contribuì, pensiamo, ad alimentare la sua immaginazione. Trovato infatti lavoro come cronista in un quotidiano di Verona, nel 1883 riuscì dapprima a farsi pubblicare un racconto, I selvaggi della Papuasia, da un periodico milanese, e poi un romanzo a puntate, Thai See, da un giornale di Verona.
Iniziò così il periodo vicentino della sua carriera di scrittore, una carriera stentata, visto che la sua produzione letteraria iniziale - come del resto tutta quella successiva - non si tradusse mai in ritorni economici importanti. L’anno dopo uscì a puntate il suo primo romanzo, La favorita del Mahdi, che aveva scritto a soli 15 anni, e cioè nel 1877. È del 1889 la prima delle tragedie che colpirono la sua famiglia: il suicidio del padre.
Sposata nel 1892 un’attrice teatrale, Ida Peruzzi, trasferisce la famiglia in Piemonte pubblicando, fino al 1898, una trentina di opere per l’editore Speirani. Lavora poi per gli editori Donath, Bemporad e ancora Speirani. Dal 1906 si lega definitivamente con Bemporad. Tra il 1895 e il 1913 escono tutte le sue opere più conosciute: gli 11 volumi del ciclo de “I Pirati della Malesia”, che iniziano con I misteri della jungla nera (1895), i 5 libri del ciclo de “I corsari delle Antille”, fra cui Il Corsaro Nero (1898) e Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1905); e tanti altri titoli per un totale di ben 85 romanzi e un centinaio di racconti.
In costanti difficoltà economiche, lo scrittore doveva infatti pubblicare almeno tre opere all’anno per mantenere la famiglia e per far fronte alle cure necessarie per la moglie, che dal 1903 aveva dato segni di follia e che dal 1911 fu ricoverata in manicomio.
Non deve meravigliare se a Salgari, che viveva fumando 100 sigarette al giorno e bevendo marsala, cedessero i nervi: tentò un primo suicidio nel 1910, ma venne salvato, ed un secondo, fatale, il 25 aprile 1911.
Lasciò delle lettere per i figli e un messaggio per i suoi editori: “A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna”.
Fu questo l’ultimo scritto del grande scrittore italiano di romanzi d’avventura.



Altri articoli di questo autore

I nuovi “totem”: li sfiori col dito e sei in banca
Continua l’evoluzione dei sistemi automatizzati per la fornitura al pubblico...
Continua >>
Modena, una sede dal sapore antico
Nella città emiliana, il Banco ha aperto una filiale prestigiosa...
Continua >>
 

Gli articoli di questo mese

Vita aziendale
Polonia: passato e presente Dal 22 al 24 ottobre scorso, la...
Continua >>
Origini e contenuti della cucina...
Nel 2010, in piena globalizzazione, da un punto di vista...
Continua >>
Quando la poesia diventa musica
Trent’anni fa, in una strada di New York, uno squilibrato...
Continua >>
Cantù, la piccola capitale del...
Per diversi secoli, la lavorazione di pizzi e merletti è...
Continua >>
Ferdinando Martini, docente, commediografo, pubblicista
L’Ottocento a Firenze attraverso l’occhio di un testimone: dal ritratto...
Continua >>

Cerca nel sito