Il 13 maggio...Alle ore 14,53 partiva da Milano il primo Giro d’Italia ciclistico. L’idea di organizzare una corsa ciclistica a tappe venne alla redazione de “La Gazzetta dello Sport” che riusci' ad anticipare di poche settimane il “Corriere della Sera”, che da qualche mese stava anch’esso progettando una manifestazione simile. Il primo giro parti' da Milano e si concluse sempre a Milano. I corridori percorsero 2.448 chilometri suddivisi in otto tappe. Allora si correva prevalentemente su strade bianche, cioe' non asfaltate. Le forature erano all’ordine del giorno e la fatica era titanica. La prima maglia rosa (il colore rispecchiava quello delle pagine della “Gazzetta”) ando' a Luigi Ganna. Da allora il Giro si e' sempre disputato, salvo che per le interruzioni dovute alla prima e alla seconda guerra mondiale. Mentre il luogo di partenza e', in genere, variabile, l’arrivo, salvo eccezioni, e' a Milano, citta' nella quale ha sede “La Gazzetta dello Sport” che tuttora continua a organizzare l’evento. Attualmente il Giro e' classificato dall’Unione Ciclistica Internazionale tra le tre corse piu' importanti del mondo. Tanto e' vero che e' stata inserita nel circuito professionistico insieme con le altre due grandi corse internazionali, il Tour de France e la Vuelta spagnola. Il leader della classifica generale indossa ogni giorno la maglia rosa; il miglior scalatore indossa una maglia verde, mentre il primo nella classifica a punti indossa una maglia ciclamino. Oltre a queste casacche, nel corso degli anni sono state messe in palio una casacca che, di volta in volta, ha contraddistinto l’ultimo in classifica (maglia nera), una per il miglior giovane (maglia bianca), oppure, come e' accaduto negli ultimi anni, la maglia azzurra, la cosiddetta maglia dell’intergiro, traguardo volante posto di solito a meta' tappa. Dal 2007 e' tornata la maglia per il miglior giovane, considerata da ciclisti e addetti ai lavori molto significativa. Il record di vittorie e' condiviso da tre ciclisti, ognuno con 5 vittorie: Alfredo Binda, vincitore tra il 1925 e il 1933; Fausto Coppi, vincitore tra il 1940 e il 1953; il belga Eddy Merckx, che vinse tra il 1968 e il 1974. Per quel che riguarda le vittorie di tappa, il record appartiene al velocista toscano Mario Cipollini, che nell’edizione del 2003 riusci' a superare il record di 41 vittorie che dagli anni Trenta apparteneva ad Alfredo Binda. A quest’ultimo rimangono i record di vittorie di tappa in una stessa edizione, 12 tappe su 15 nel 1927, e di vittorie di tappa consecutive, ben 8 nel 1929.
Il 22 aprile... Nello stesso giorno, a Fucecchio nasceva Indro Montanelli, uno dei piu' grandi giornalisti italiani, e a Torino Rita Levi Montalcini, scienziata e premio Nobel. Montanelli inizialmente aderi' al fascismo per poi prenderne le distanze dopo la guerra civile spagnola. Diventato oppositore fu esiliato in Estonia. Rientrato in Italia, entro' al “Corriere della Sera” nel 1938. Da quel momento ne divenne uno degli inviati di punta e una delle principali firme. Fino al 1974 quando, in contrasto con la proprieta' (che voleva un quotidiano piu' vicino alla sinistra) se ne ando' polemicamente per fondare il “Giornale”. Non fu la sua unica uscita polemica. Nel 1994 di fronte alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e alla sua necessita' di fare de il Giornale un organo politico a lui vicino, Montanelli se ne ando' di nuovo e fondo' La Voce. Il quotidiano ebbe vita breve. Montanelli torno' a lavorare per il “Corriere della Sera” dove rimase fino alla morte il 22 luglio 2001. Rita Levi Montalcini, dopo aver studiato medicina all’Universita' di Torino, inizio' gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della seconda guerra mondiale. Nel 1938, in quanto ebrea, fu costretta dalle leggi razziali del regime fascista ad emigrare in Belgio, dove continuo' le sue ricerche in un laboratorio casalingo. Sino all’invasione tedesca quando torno' a Torino e allesti' un laboratorio di fortuna a casa in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi furono dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scopri' il fattore di crescita nervoso. Per circa trent’anni prosegui' le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 e' stata insignita del Premio Nobel per la medicina. Nel 2009, giungendo all’eta' di cento anni, e' il primo vincitore del premio Nobel a varcare il secolo di vita.. Dal 1 agosto 2001 e' senatrice a vita. Il 17 febbraio...In Oklahoma moriva il piu' famoso capo indiano, Geronimo, che, per oltre 25 anni, combatte' contro l’esercito degli Stati Uniti e contro l’espansione a occidente dei coloni bianchi. Geronimo, che in realta' si chiamava Goyathlay o Goyahkla cioe' «colui che sbadiglia», nacque in quello che oggi e' lo Stato Usa del Nuovo Messico, allora parte integrante del Messico. Geronimo era un apache chiricahua e crebbe divenendo un rispettato sciamano e un esperto guerriero. Da giovane inizio' a combattere contro i messicani e furono proprio i messicani ad affibbiargli il soprannome di «Geronimo», la versione in lingua spagnola del nome «Girolamo». I suoi piu' acerrimi nemici furono pero' le giubbe blu statunitensi. Furono proprio i soldati statunitensi a dargli una caccia serrata e a mancarne la cattura piu' volte. Le forze di Geronimo divennero l’ultimo grande gruppo di combattimento di pellerossa che si rifiutarono di riconoscere il governo degli Stati Uniti nel West. Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al Generale Nelson Miles, a Skeleton Canyon, Arizona. Geronimo venne mandato in prigione a Fort Pickens (Florida). Nel 1894 venne trasferito a Fort Sill (Oklahoma). In eta' avanzata Geronimo divenne una specie di celebrita', comparendo alle fiere e vendendo sue fotografie, ma non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra natia. Cavalco' durante la parata inaugurale del Presidente Theodore Roosevelt, nel 1905. Geronimo mori' di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909. Il suo teschio venne trafugato dalla tomba e si dice si trovi oggi all’Universita' di Yale dove viene utilizzato dagli adepti della setta Skull and Bones per i riti di iniziazione. Rito al quale hanno partecipato, tra gli altri, i due presidenti Bush. Da anni gli apache rivendicano il diritto alla restituzione. Il 19 ottobre...moriva Cesare Lombroso, antropologo, criminologo e giurista italiano. Nato a Verona nel 1835 e' stato uno dei pionieri degli studi sulla criminalita'. Il suo lavoro fu fortemente influenzato dalla fisiognomica, disciplina di antichissime origini, e da idee provenienti dalla teoria del darwinismo sociale, piuttosto diffusa a quei tempi. Compiuti gli studi universitari a Pavia, Padova e Vienna, partecipo' come medico militare alla campagna contro il brigantaggio successiva all’unificazione italiana. Professore incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolse ricerche sul cretinismo e sulla pellagra. Fu poi direttore del manicomio di Pesaro e ordinario di medicina legale a Torino. Nel 1898 inauguro' a Torino un museo di psichiatria e criminologia. Dal 1876 divulgo' la propria teoria antropologica della delinquenza nelle cinque successive edizioni de «L’uomo delinquente». Tra i massimi studiosi di fisiognomica, Lombroso misuro' la forma e la dimensione del cranio di molti criminali, concludendone che i tratti atavici presenti riportavano indietro all’uomo primitivo. Egli dedusse che i criminali portavano tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria, cosa che oggi si considera del tutto infondata. Da notare che Lombroso aveva sviluppato la teoria dell’atavismo un anno prima della pubblicazione de «L’origine delle specie» di Darwin (1871). Di fatto il suo lavoro nella prima meta' del XX secolo venne chiamato in causa nel contesto dell’eugenetica e da certe forme di «razzismo scientifico», che ebbero numerose conseguenze. Il 6 aprile...L’esploratore statunitense Robert Edwin Peary (1856-1920) sosteneva di aver raggiunto per primo il Polo Nord in questo giorno del 1909. Peary, come ingegnere dalla marina militare statunitense, venne inizialmente incaricato dei rilevamenti necessari per costruire il Canale di Nicaragua. Il suo destino pero' lo porto' presto in Groenlandia, che inizio' a esplorare. Nel 1891-1892, benche' ferito a una gamba, con un lungo tragitto in slitta giunse all’estremo lembo settentrionale dell’isola. Seguirono altre numerose spedizioni in Groenlandia, da una delle quali riporto' una meteorite di ferro quasi puro del peso di 700 quintali. Dopo due tentativi nel 1902 e nel 1905, falliti per la stanchezza e le difficolta', sostenne di essere riuscito a toccare per primo il Polo Nord il 6 aprile 1909. Vi giunse con 4 eschimesi e 40 cani da slitta. L’impresa di Peary e' da anni oggetto di discussioni e sembrano diverse le prove che smentirebbero l’effettiva riuscita dell’impresa da parte dell’esploratore americano. Tra le persone che accompagnarono Peary nell’ultima fase del viaggio non ce n’era nessuna con conoscenze di navigazione e che potesse quindi confermare i calcoli di Peary. Suscita perplessita' anche la velocita' che Peary sostenne di aver tenuto per tornare dal Polo che sarebbe tre volte superiore alla velocita' mantenuta per arrivare fino a quel punto. Alcuni storici polari ritengono che Peary fosse onesto nella sua convinzione di aver raggiunto il polo, mentre altri sostengono che fu colpevole di falso o di aver deliberatamente esagerato i particolari della sua spedizione finale. Altri ancora affermano che l’accusa di non aver raggiunto veramente il polo sia solamente una montatura per discreditare Peary. Nel 1989 la National Geographic Society arrivo' alla conclusione che, in base alle ombre nelle fotografie e alle misurazioni oceaniche annotate, Peary era arrivato a non piu' di 5 miglia di distanza dal polo. Altri articoli di questo autore
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