| 100 anni or sono... |
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| Scritto da Enrico Casale |
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Il 5 febbraio… …per la prima volta viene pubblicato sulla Gazzetta dell’Emilia il «Manifesto di fondazione del movimento futurista». Il 9 febbraio il documento viene pubblicato ancora su L’Arena di Verona e il 20 sul quotidiano parigino Le Figaro. Prende così il via il futurismo, una corrente artistica italiana che ebbe una grande risonanza sia a livello nazionale sia a livello internazionale (dove influenzò movimenti artistici simili). Il Futurismo si colloca sull’onda della rivoluzione tecnologica che ha interessato l’Europa a cavallo tra il XIX e il XX secolo. I seguaci di questa corrente esaltano il progresso. Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), che ne fu il promotore e uno dei massimi esponenti, esaltava il dinamismo, la velocità, l’industria e la guerra vista come l’unica «igiene del mondo». Si narra che Marinetti scrisse ìil «Manifesto» dopo essere uscito indenne da un incidente automobilistico. Per evitare due ciclisti aveva sbandato finendo con la sua automobile in un fossato. L’episodio viene trasfigurato nel «Manifesto»: Marinetti estratto dalla sua auto incidentata è un uomo nuovo che vuole liberarsi dagli orpelli decadentisti e che vuole chiudere con il passato, distruggere «i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie» e cantare le lodi alle «grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa; glorificare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore, le belle idee per cui si muore». Inizialmente quindi il futurismo si accostò alle ideologie guerrafondaie e anarchiche per poi in seguito avvicinarsi al fascismo.
Il 25 luglio… …Louis Bleriot compie per la prima volta la traversata aerea del Canale della Manica. Qualche tempo prima il quotidiano britannico Daily Mail aveva messo in palio un premio di mille sterline per chi avesse attraversato la Manica in aereo. Bleriot, laureato in ingegneria, esperto in volo planato (una tecnica che è oggi alla base del volo degli alianti) e primo francese a ottenere il brevetto di pilota d’aereo, decide di raccogliere la sfida. Inizialmente cerca di modificare il biplano costruito dai fratelli Wright. Poi opta per la soluzione del monoplano dotandolo di un motore di motocicletta costruito dall’italiano Alessandro Anzani. Il piano di volo messo a punto da Bleriot prevede di attraversare il tratto che separa Calais da Dover a un’altezza di 100 metri di quota. La traversata dura 32 minuti. La leggenda vuole che i doganieri britannici al suo arrivo fossero sprovvisti di moduli attinenti l’arrivo di velivoli. Così usarono quello per i piroscafi e registrarono l’arrivo a Dover di un piroscafo con un solo passeggero a bordo. Dopo l’impresa, Bleriot fondò una fabbrica di aeroplani in Inghilterra e una in Francia. Una curiosità: nel 1929, a vent’anni dalla trasvolata, Bleriot attraversò di nuovo la Manica con lo stesso apparecchio che, nel frattempo, era diventato un esemplare da museo.
Il 20 giugno… …a Hobart, nasce Errold Flynn, attore e regista statunitense di origine australiana. Negli anni Trenta e Quaranta fu uno dei divi più popolari non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Alto, agile, scattante ed elegante nel portamento piaceva al pubblico per la sua immagine allegra e per il suo fascino di seduttore. Girò alcuni dei film di maggior successo dell’epoca tra i quali «La leggenda di Robin Hood» (diretto nel 1938 da Muchael Curtiz), «Il principe e il povero» (1937), «La storia del generale Custer» (1941), «La bandiera sventola ancora» (1943), «La saga dei Forsythe» (1949), «Kim» (1950), «Il sole sorgerà ancora» (1957). Errold Flynn studiò a Londra e a Parigi e, prima di esordire nel cinema, fece i mestieri e le professioni più disparate: impiegato, cuoco sulle navi, poliziotto, sorvegliante in una piantagione, contadino, manovale, giornalista, commerciante, pescatore di perle, cercatore d’oro, pugile. Al cinema arrivò dopo aver recitato a teatro. La sua ultima apparizione fu nel film «Furia d’amare», nel quale impersonò l’attore e star del cinema muto John Barrymore. Errold Flyn morì a soli 50 anni nel 1959. Un infarto lo stroncò dopo una vita segnata dagli eccessi e soprattutto dall’alcolismo.
L’ 8 aprile… …nasce a Denver (Usa), John Thomas Fante scrittore americano di origini italiane. Figlio di immigrati italiani vive un’infanzia turbolenta caratterizzata dalla povertà e dai continui litigi con il padre Nick. Nonostante le difficoltà, riesce a frequentare le scuole cattoliche e a diplomarsi. Nel 1932, lascia Boulder, dove viveva con la famiglia, per tentare la fortuna a Los Angeles dove svolge lavori di ogni genere. Nel 1932 viene pubblicato un suo racconto su «The American Mercury». Cinque anni dopo sposa Joyce Smart, da cui avrà quattro figli, e inizia a lavorare per Hollywood come sceneggiatore, un lavoro che non amerà mai, ma che gli permetterà di guadagnare molto (lavorerà anche per il produttore italiano Dino De Laurentiis). Nel frattempo, scrive il suo primo romanzo: «La strada per Los Angeles». Lo inizia nel 1935 e lo conclude nel 1936, ma vedrà la sua pubblicazione solo postumo nel 1985. Maggiore fortuna avrà invece «Aspetta primavera»: dato alle stampe nel 1937 avrà un grandissimo successo di pubblico. Negli anni successivi pubblica «Ask the Dust» (1939) e «Dago Red» (1940). Durante la guerra, John Fante vive un periodo di crisi narrativa e per mantenersi collabora con i servizi di informazione statunitensi. Nel 1952 pubblica il romanzo «Full of Life» che avrà un grande successo in tutto il mondo con traduzioni in portoghese, tedesco, svedese, francese, ebraico, giapponese e italiano. Nel 1977 esce «The Brotherhood of Grape», il suo ultimo romanzo. Nei mesi successivi il diabete, diagnosticato nel 1955 e mai curato con attenzione, lo porterà progressivamente alla cecità e all’amputazione di entrambe le gambe. Nel 1979 detta alla moglie il suo ultimo libro, «Dreams from Bunker Hill», che uscirà nel gennaio 1982. L’8 maggio 1983 John Fante muore a 74 anni, lasciando numerosi inediti.
Il 19 settembre… …a Wiener Neustadt nasce Ferdinand Anton Ernst Porsche, meglio conosciuto come Ferry Porsche. Imprenditore austriaco, è figlio di Ferdinand Porsche e la sua vita lavorativa sarà sempre molto legata a quella del padre, con cui nel 1931 aprirà uno studio di progettazione meccanica a Stoccarda, in Germania. Quando Adolf Hitler, negli anni Trenta, vuole dare ai tedeschi un’automobile popolare che permetta di motorizzare la Germania, Ferry e il padre elaborano il progetto di una vettura molto semplice, con motore posteriore raffreddato ad aria. Nasce così la Volkswagen Maggiolino, automobile che entrerà nella storia delle motorizzazione mondiale e che verrà prodotta in diverse versioni fino al 2003. Dopo la seconda guerra mondiale, mentre Ferdinand Porsche è imprigionato in Francia per crimini di guerra (sarà poi scarcerato grazie all’ingente riscatto pagato dall’imprenditore italiano Piero Dusio), Ferry guida l’impresa di famiglia. Utilizzando i primi e precari impianti della ricostruita Volkswagen, crea la prima auto «firmata» Porsche, la 356, così chiamata dal numero del progetto. La 356 è stata un’automobile che ha fatto epoca vantando eccezionali livelli di maneggevolezza, leggerezza, affidabilità e tenuta di strada e spianando la strada alla futura Porsche 911. Ancora oggi è una vettura apprezzata dagli appassionati di auto storiche di tutto il mondo, e alcuni esemplari (specie le versioni Speedster destinate al mercato USA) raggiungono quotazioni da capogiro.
Il 3 gennaio… …nasce a Marina di Campo Teseo Tesei, militare e inventore italiano. Maggiore del Genio Navale della Regia Marina prestò servizio come incursore durante la seconda guerra mondiale venendo decorato con la medaglia d’oro al valor militare. Teseo Tesei entra in accademia nel 1925 dove si distingue per la perseveranza e l’inventiva. Con l’aiuto di Elios Toschi, ingegnere navale, ripensa alla mignatta di Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci; il concetto ispiratore fu questo: partendo dalla mignatta, mirò ad arrivare a costruire un’arma che avesse su quella importanti vantaggi, che permettesse cioè a due uomini di vivere, navigare, dirigersi contro un bersaglio e attaccarlo liberamente sott’acqua. Nacque così il siluro a lenta corsa, meglio conosciuto come «maiale» per la sua forma tozza. Un’arma quest’ultima che fu protagonista di alcune delle più brillanti operazioni della Marina militare nella seconda guerra mondiale. Teseo Tesei però è diventato famoso anche per un’altra invenzione. Esisteva, all’epoca, un autorespiratore a ossigeno a ciclo chiuso, chiamato maschera Davis, che veniva utilizzato per le fuoriuscite dell’equipaggio da sommergibili in avaria. Questo autorespiratore, che aveva causato diversi incidenti, aveva una scarsa autonomia e un’ancora più scarsa affidabilità. A questi problemi lavorava il comandante Angelo Belloni alla direzione dei corsi e alla Scuola sommozzatori di Livorno. Questi, con l’aiuto di Tesei, portò l’autonomia dell’autorespiratore da venti minuti a qualche ora e soprattutto lo rese più affidabile. Tesei fu però anche un uomo d’azione. Il 26 luglio 1941 tentò di forzare la base inglese di La Valletta a Malta. Verificatosi nel corso dell’azione un ritardo, dovuto a imprevisti tecnici, che avrebbe potuto compromettere l’esito della missione, allo scopo di riguadagnare il tempo perduto e di portare a termine a ogni costo il suo compito decise di «spolettare a zero» rinunciando cioè ad allontanarsi dall’arma prima che esplodesse contro l’obiettivo, e perendo assieme al suo fedele secondo, Alcide Pedretti. Per tale atto fu insignito della medaglia d’oro. Altri articoli di questo autore |



