Domenica 20 Maggio 2012
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Breve storia del comunicare PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Battistel   

Nei primi millenni della sua esistenza, l’uomo ha immaginato e realizzato i più diversi metodi di trasmettere a distanza e nel tempo le proprie idee - Un compito immane ai tempi dei copisti, ma facilissimo oggi.

Comunicare è sempre stata un esigenza fondamentale di ogni essere vivente. Ogni specie ha maturato - se consentito dal suo “programma” evolutivo - lo sviluppo di modalità, più o meno articolate e sofisticate, di entrare in contatto con un ”altro” cui “segnalare” informazioni, o anche solo eccitazione, aggressività, paura, ecc.

I primati dai quali - pare ormai certo …. - discendiamo si segnalarono nella loro lentissima evoluzione verso un nostro antenato diretto anche per l’elaborazione via via sempre più sofisticata di modalità di comunicazione con i propri simili e le altre specie. Associare ad un oggetto (un sasso, un pezzo di legno) o a un animale un verso, un suono con il quale identificarlo in maniera condivisa e stabile nel tempo fu forse il primo di una serie di tentativi di elaborazione di un “sistema” che consentisse una sorta di prima “comunicazione verbale” tra individui della stessa specie. E senza dubbio giocò un ruolo rilevante nel favorire il lento ma progressivo crearsi di una “comunità” per quanto primitiva fosse. Associare alla parola un suono ritmico prodotto con un attrezzo, che utilizzato diversamente diventa un primitivo “strumento” musicale, consentì anche il nascere di un’altra forma espressiva e permise all’uomo di elaborare nuove modalità di espressione e comunicazione (la musica e il canto) che conosceranno sviluppi, nei secoli a venire, di incomparabile bellezza.

Un passaggio ulteriore fu quello di rappresentare la realtà e di condividerla con i propri simili attraverso segni grafici (si pensi ai disegni delle grotte di Lascaux in Francia o di Altamira in Spagna) rendendo possibile un racconto o la trasmissione di un’emozione, in modo che fossero intellegibili a tutti, comuni, quindi ancora condivisi. La creazione infine di un linguaggio fece nascere in molte civiltà (ma non in tutte) l’esigenza di una ulteriore rappresentazione in forma grafica della “comunicazione verbale” tramite segni che la rappresentassero. Nacque così la scrittura e con essa la comunicazione scritta: ulteriore potentissimo volano di sviluppo per l’uomo, consentendogli di diffondere informazioni, custodire e tramandare memoria di sé e del suo operato, ecc.

Poi più nulla per migliaia d’anni. Si fa per dire, naturalmente. O forse no. Se parliamo di comunicazione scritta, per esempio, tra il codice babilonese di Hammurabi e la Commedia di Dante passano secoli, ma tutti e due i testi per essere riprodotti - aumentandone quindi diffusione e fruibilità - hanno bisogno di copisti che, i primi su pietra, legno, argilla, i secondi su pergamena e carta, ricopino manualmente i contenuti, con tutti i limiti di una manualità lenta (e costosa). Per centinaia di anni la comunicazione scritta che nel frattempo accompagna l’evolvere del pensiero e della cultura umana deve fare i conti con una sua diffusione modesta e una fruibilità bassissima.

Certo il passaggio dal manoscritto al libro a stampa nel 1450 con l’invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg rappresenterà un’importantissima innovazione (190 copie della Bibbia riprodotte in una sola volta!) ma i tipografi che a fine Ottocento stampano libri, riviste e giornali lavorano più o meno come i loro antenati di Magonza. Bisogna infatti aspettare il 1886 perché un giovane inventore tedesco emigrato negli Stati Uniti - Ottmar Mergenthaler - inventi una macchina (la linotype) che rivoluzionerà i processi di stampa, rendendo la comunicazione scritta lo strumento di comunicazione più potente ed agguerrito del tempo. Ma siamo a fine Ottocento, l’altro ieri in termini di storia dell’umanità.

Ancora. Se pensiamo all’arte e alle sue espressioni, pur in presenza di un percorso millenario di evoluzione e di progressiva raffinazione di mezzi e di capacità espressive, tra un cavernicolo ed un suo discendente rinascimentale sono poche le differenze: per poter ammirare il primo i citati disegni nelle grotte francesi, e gli affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina il secondo, dovevano necessariamente entrambi recarsi di persona a Lascaux ed a Roma. Passeranno infatti dei secoli perché Niepce e Daguerre, con la scoperta della fotografia - siamo nella prima metà dell’Ottocento - rendessero possibile la “riproduzione” potenzialmente infinita di una’immagine (opera d’arte o altro che fosse). Sino ad allora infatti per ottenere una copia di un dipinto, come di una statua, occorreva ancora, come nel caso della comunicazione scritta, che un copista si accingesse - vicino all’originale - a riprodurla. Anche in questo caso quindi un processo lento e limitato, costoso, accessibile e fruibile da pochissimi.

Lo stesso per la musica: scontata la sostanziale differenza tra il primo canto primitivo di un uomo di Neanderthal ed i concerti brandeburghesi di Johann Sebastian Bach, per ascoltarli entrambi - per secoli - occorre essere fisicamente presenti alla loro riproduzione. Certo l’innovazione portata dall’invenzione del “grammofono” costituirà una profonda innovazione ma ancora nei primi anni del Novecento per ascoltare La forza del destino di Verdi occorrono ben 18 (diciotto) pesantissimi dischi da 78 giri (solo dagli anni ’50 con l’invenzione dei dischi a 33 giri ne basteranno due soltanto).

Nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani alla voce “comunicare” si legge: dal latino COMMUNICARE. Render comune - far partecipe di una cosa, dare notizia, ragguagliare.

Semplice ed immediata definizione - valida ancor oggi - ma certo ai nostri occhi forse un po’ riduttiva. Ma non possiamo certo rimproverare nulla al Pianigiani. Nei primi anni del Novecento infatti (la prima edizione del suo vocabolario è del 1907) la comunicazione - latu sensu - pur avendo fatto passi da gigante, appare ancora assai limitata in strumenti e canali di diffusione. Pianigiani infatti nella sua attività di magistrato - oltre che di linguista - se avesse voluto amplificare la propria voce e raggiungere un pubblico più vasto poteva al massimo utilizzare un megafono. E quando muore nel 1926 sono solo due anni che in Italia avvengono con regolarità le prime trasmissioni radiofoniche. Le radio di allora sono però grosse, ingombranti, contenute in mobili da salotto ed abbastanza costose. Per disporre di una radio veramente “portatile” - la radio a transistor, poco più grande di un pacchetto di sigarette - occorrerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale quando, sfruttando ricerche militari per sistemi di puntamento radiocomandati, si inventarono i circuiti stampati e si riuscì a ridurre considerevolmente le dimensioni delle valvole radio.

Ulteriore lascito del secondo dopoguerra è la televisione, potente mezzo di comunicazione che associando suono, immagini dinamiche (e colore in seguito) diventa lo strumento di comunicazione che forse ancor più del computer portatile ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e,
direttamente ed indirettamente, stili di vita delle ultime generazioni. Anch’essa però è nata tutto sommato recentemente: allo scoppio della guerra nel 1939 la BBC British Broadcasting Corporation sospese - per ragioni di sicurezza nazionale - tutte le trasmissioni televisive e solo alla fine del conflitto si ripresero gli studi per consentirne uno sviluppo commerciale. In Italia, come noto, la televisione - in bianco e nero e con una programmazione regolare - sarà disponibile nel 1954.

Nel 1960 esce la prima fotocopiatrice Xerox 914 che utilizza della semplice carta comune, sei anni dopo vede la luce la prima stampante laser… ma fermiamoci qui. Perché nei successivi cinquant’anni si assiste, complice un’accelerazione dello sviluppo tecnologico che non conosce precedenti, al progressivo affermarsi di strumenti di comunicazione potentissimi, in grado di gestire e fornire informazioni ma anche immagini, suoni e testi scritti: tutto diviene disponibile in gran numero e ad una stupefacente velocità per possibilità di riproduzione, diffusione e fruibilità. Dall’elaborazione elettronica dei dati ai microprocessori, dal personal computing alla telefonia cellulare, dalla posta elettronica ai social network, la nostra attuale possibilità di comunicare qualunque cosa a chiunque in un tempo rapidissimo è una realtà.

In poco più di cento anni l’uomo ha moltiplicato in maniera esponenziale sistemi, canali, codici, strumenti per comunicare. Alcune domande paiono in chiusura legittime: di tanta innovazione sappiamo fare buon uso? Siamo tutti più bravi oggi, rispetto a ieri, a comunicare, o tutto ciò di cui disponiamo costituisce, in molti casi, più un vincolo che una reale opportunità di “vera” comunicazione? La stupefacente quantità di mezzi ha reso e rende più semplice e efficace o, in qualche caso, più confuso, e affrettato e superficiale il nostro metterci in comunicazione con gli altri?



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